CASPAR DAVID FRIEDRICH (1774-1840) E L'ESPRESSIONE DEL SUBLIME

 

 

Nasce a Greifswald, in Pomerania il 5 settembre 1774, allora cittadina svedese di 5.000 abitanti poi annessa alla Prussia nel 1815. Dopo un breve soggiorno a Berlino, nell'ottobre 1798 si stabilisce a Dresda, sede di una celebre pinacoteca, dove trascorre intere giornate ad ammirare le opere di Jacob van Ruisdael, Nicolas Poussin e degli artisti della migliore Accademia d'Arte della Germania.

Nel nuovo secolo, in Germania, la pittura di paesaggio sta attraversando un periodo di crisi. Friedrich, non rifacendosi a nessun maestro, ha innanzi a sè il soggetto più spontaneamente percepibile e immediato: la natura e le cose consuete e quotidiane. Si tratta, per lui, di cogliere, nella natura e nelle cose, nuovi significati e nuove suggestioni. Eccentrico e solitario, contemplativo e sensibile è avvicinabile a molti suoi contemporanei e a quei personaggi usciti dalle pagine dei più celebri scrittori romantici quali il Werther di Goethe. (I dolori del giovane Werther 1774)

Nell'estate del 1801 e poi nel maggio dell'anno successivo effettua numerosi studi nell'isola di Rügen sul Baltico, famosa per le sue bellezze naturali e in particolare per le sue bianche scogliere.

 

Le opere di questo pittore considerato uno dei massimi esponenti del romanticismo tedesco, sono ospitate in diverse città della Germania del Nord tra cui Berlino, Amburgo e Dresda. Sfortuna volle che nei precedenti viaggi effettuati in terra tedesca e parlo del 1996 a Berlino e del 2007 a Dresda, i musei che ospitavano i suoi quadri fossero irrimediabilmente chiusi sfumando così la possibilità di vederli dal vivo.

L'alternativa è stata quella di dare un'occhiata al WEB per osservare le riproduzioni pubblicate in rete e leggere le eventuali note critiche.

L'autore e il quadro " Viandante nel mare di nuvole " , opera molto nota, mi sono venuti in mente dopo aver eseguito una serie di fotografie dalla chiesetta di S.Enrico al Seit nei giorni delle grandi nevicate di dicembre.

 

Viandante nel mare di nuvole

 

 

Il viandante, nell'iconologia cristiana, simboleggia la transitorietà della vita e insieme il suo destino ultraterreno, la nebbia fa riferimento agli errori della vita umana che vengono superati dalla fede cristiana che porta a Dio simboleggiato dalla montagna.

Ma il dipinto, aldilà d'ogni svelamento simbolico-religioso, può essere inteso come il manifesto di tutto il primo Romanticismo: sembra rappresentare l'uomo solo, con i suoi errori, i suoi dubbi e le sue certezze, posto di fronte alla natura, al mondo, all'infinito.

 

 

 

 

Le condizioni atmosferiche di allora erano davvero uniche, la nebbia in basso nascondeva il fondovalle e più in alto un cielo tempestoso lasciava filtrare pochi raggi di sole.

Il paragone è forse un po' azzardato (anche per la scelta del bianco e nero), le atmosfere di Friedrich sono a volte più vaporose e leggere, i cieli luminosi e non così drammatici, ma col pittore romantico mi accomuna l'interesse per tutte le manifestazioni della natura da quelle atmosferiche a quelle più nascoste, dal mare in burrasca alle reti in laguna, dal piccolo fiore, ai monti coperti di neve, in una parola tutti quei soggetti che troviamo nel paesaggio naturale e in quello abitato dall'uomo.

Cerco di attivare ogni volta, lo stupore per ciò che può abbracciare lo sguardo memore della lezione di Ghirri per il quale niente vi è d'antico sotto il sole.

 

Il mare di ghiaccio

 

 

 

Nel Polo, dove si annulla il succedersi dei giorni e delle stagioni, tutto appare dato una volta per tutte, tutto è eterno e questa eternità di ghiaccio, dove la nave, simbolo della stagione della vita umana, è imprigionata, non può sfuggire a quell'eternità che è la stessa di Dio.

 

 

 

 

 

 

E' fuorviante considerare Friedrich un mistico: il misticismo è adesione irrazionale e immediata a un Dio presente nell'interiorità dello spirito individuale. Al contrario, Friedrich costruisce con razionale meticolosità immagini della natura in cui trovare l'esperienza religiosa; la sua pittura è svelamento della presenza divina nella natura, mediatrice del rapporto dell'uomo con Dio. Non a caso, Friedrich scrisse con semplicità che: << Il divino è ovunque, anche in un granello di sabbia; una volta l'ho raffigurato in un canneto.>>

 

 

Paesaggio con l'arcobaleno

 

 

 

Friedrich scriverà molti anni dopo, a proposito del sentimento religioso, che:

« L'epoca dei templi fastosi e dei loro servi è finita e dalle sue rovine è sorta un'altra epoca e un'altra esigenza di chiarezza e di verità. Alti e slanciati abeti sempreverdi sono sorti dalla polvere, e sulle marce immagini dei santi, sugli altari distrutti e sui turiboli spezzati sta, appoggiato ai resti di un monumento vescovile, un pastore evangelico, con la Bibbia nella sinistra e la destra sul cuore, gli occhi rivolti all'azzurro del cielo a osservare in meditazione le nuvole luminose e leggere.»

 

 

 

 

 

 

« L'unica vera sorgente dell'arte è il nostro cuore, il linguaggio di un animo infallibilmente puro. Un'opera che non sia sgorgata da questa sorgente può essere soltanto artificio. Ogni autentica opera d'arte viene concepita in un'ora santa e partorita in un'ora felice, spesso senza che lo stesso artista ne sia consapevole, per l'impulso interiore del cuore. »

 

 

La grande riserva

 

 

Più distesa è l'immagine che segue; non un filtrare di luci ma il chiarore dello sfondo sull'immobilità del primo piano, un'unica distesa di nubi da cui emerge labile segno di vita, una piccola torre. Il cielo occupa più di metà dell'immagine, amplificando il senso di vuoto e d'indeterminatezza.

 

 

 

 

 

 

 

La costruzione del paesaggio è rigorosa, egli suddivide lo spazio adottando spesso un impianto orizzontale, evidente nelle lunghe e nette linee che delimitano terra e mare, mare e cielo. Friedrich costruisce spesso i suoi quadri utilizzando due soli piani: al primo piano succede immediatamente lo sfondo, che così appare talmente lontano da sembrare irraggiungibile e infinito. Di qui, l'estraniamento della visione, che si perde in lontananze che non riesce ad afferrare, a dominare, a comprendere.

 

 

Campagna al mattino

 

 

 

 

 

 

Non c'è la volontà di rappresentare il paesaggio in modo realistico; << il compito dell'artista- scriveva Friedrich nel 1830- non è la rappresentazione fedele dell'aria, dell'acqua e delle rocce: riconoscendo lo spirito della natura, comprendendolo e registrandolo con cuore e sentimento, la sua anima e la sua sensibilità devono rispecchiarsi nella sua opera.

 

 

Le tre età dell'uomo

 

 

 

Nelle opere di Friedrich i contenuti sono profondamente romantici, sono cioè l'espressione del sublime, del misterioso, dello sconosciuto, basati sempre sulla vita dei sentimenti.... sul rapporto uomo-natura, finitezza dell'uomo e infinità della natura, solitudine individuale e comunione dell'universo.

 

 

 

 

 

Quando morì nel 1840 a Dresda era un pittore ormai quasi dimenticato. La sua arte venne riscoperta dai simbolisti verso la fine del XIX secolo .

 

< HOME >