LEVICO TERME

 

Un salto nel passato di un centinaio d'anni; per farlo basta visitare l'Hotel Imperial a Levico Terme e il parco attiguo ora di proprietà comunale.

Queste perle della Bella Epoque adornano fortunatamente il paesaggio alpino e ci portano in un'epoca felice che si chiuse però repentinamente, con l'inizio della Prima Guerra Mondiale.

 

 

 

 

Ma diciamola tutta, l'epoca fu felice per una ristretta cerchia di persone; come rammenta la canzone di Guccini fu anche quella dei tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti e delle prime rivendicazioni sindacali del movimento operaio.

 

 

Fu bello il sogno che il positivismo di fine Ottocento portava con se; la speranza di un futuro di progresso per tutti, all'insegna della pace fra i popoli.

 

 

All'epoca l'Europa era piena di principi e re, alcuni savi altri molto meno. Umberto 1° era forse uno di questi e per gli avvenimenti di Milano del gendarme Beccaria fu eliminato dagli anarchici. La principessa Sissi consorte dell'Imperatore Francesco Giuseppe non meritava di certo la stessa fine, insofferente com'era alle etichetta di corte. Aspirava alla libertà che contraddicendo il pensiero comune non era di casa tra chi rivestiva il ruolo di regnante dell'impero asburgico.

 

 

In ogni caso i signori dell'epoca qualche gioia se la toglievano; ci pensò la ricca imprenditoria a farli felici; contagiata dai progressi della scienza e della tecnica si dava da fare in ogni campo e non trascurò neppure quello medico. E se le malattie ancora non potevano essere debellate si ricorreva alle cure naturali.

I manichini sono quelli dei banchieri, architetti, giardinieri, medici, ingenieri e umanisti che lanciarono le Terme di Levico.

 

 

E il mondo era allora ben più piccolo di oggi se pensiamo che il banchiere era di Berlino, l'architetto di Vienna, il giardiniere di Bolzano, il medico di Trento; mondi lontani proiettati comunque nella comune ricerca della bellezza.

 

 

 

 

E la natura in primis questa bellezza ce la può dare gratuitamente; basta piantare un albero e aspettare e quel gesto lo può fare l'uomo nella prospettiva

di dare un personale contributo alla creazione. E la sequoia qui sotto lo dimostra in tutta l'imponenza dei suoi 135 anni e 30m di altezza.

 

 

 

 

Un gigante che desta ammirazione come altri alberi nel parco, dal faggio rosso all'abete del Caucaso, dal cedro del Libano al pino della California.

 

 

 

 

Quel contributo alla bellezza oggi non è così evidente...qui c'è follia non c'è bellezza...dice la canzone dei Nachtcafè e continuiamo piuttosto a cospargere il mondo di immondizia, cemento e violenza.

 

 

 

 

 

 

 

Forse era così anche in passato ma oggi con un gusto macabro per le notizie cattive il messaggio dell'ottimismo viene preso poco in considerazione....

 

 

 

 

 

 

 

E ....sta scritto nell'acqua... il segno del tempo passato. In quell'elemento sacro fin dai tempi antichi si concentrarono le attenzioni degli uomini di fine Ottocento e dove esisteva una fonte si fece di necessità virtù e s'inventò di sana pianta l'aspetto curativo di una sorgente utilizzata da millenni.

Non si può nascondere che il capitale s'è impadronito da sempre dell'esistente creando un lucroso profitto ma tutto il male non viene a nuocere se poi lascia ai posteri angoli riposanti di pace.

 

 

 

 

Nella piccola villa Paradiso ai limiti del parco c'è una interessante mostra sulle terme e sulle proprietà curative delle acque:

 

 

 

 

Ci sono cartoline d'epoca, manifesti pubblicitari, bottiglie di vetro, cartine geografiche e molto altro ancora:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'elegante signora sdraiata comodamente sulla slitta si faceva spesso trainare da un aitante contadino da Vetriolo fin giù a Levico; non si faceva mancare un goccetto d'acqua forte alla salute del chimico Zaccaria che sarebbe inorridito pensando al contenuto di arsenico della fonte minerale.

Ma Zacchero è per uso esterno, fatti una irrigazione sulla p.....ta!!! Pelata ovviamente!!!

 

 

 

 

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