ALBA sul DELTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 NOTE A MARGINE

Risalgono agli anni 80 le prime incursioni fotografiche nelle lagune dell'Alto Adriatico.

E' un paesaggio unico, un susseguirsi di zone umide, di barene, di bracci di mare, di isolotti, di canali, di casoni abbandonati, di erbe palustri, di zone salmastre, di argini e di reti, di barche e casoni da pesca, ma anche di abbazzie e villaggi di pescatori, di una natura incredibile dove i protagonisti sono gli uccelli migratori e stanziali.

Da Grado, passando per Caorle, da Venezia fino a Chioggia e giù fino al delta del Po, proseguendo per Comacchio e i lidi ferraresi Veneto e Emilia Romagna in pratica un'inesauribile mondo da esplorare con la macchina fotografica al collo in tutte le stagioni; nell'esplosione della primavera, nelle nebbie d'autunno, queste sicuramente le due stagioni più propizie per sempre nuove suggestioni.

E in queste escursioni non mancava mai l'aspetto culinario, un buon piatto di pesce alla griglia con due spaghetti alle vongole in compagnia di un bicchiere di vino bianco freddo al punto giusto e del calore degli amici di sempre.

La Sacca di Scardovari era un tempo un braccio di terra strappato al mare; se l'è ripreso, perchè i suoi frutti le cozze sopratutto sono un bene più prezioso del frumento di cui ce nè abbastanza in quelle terre assolate dove l'occhio non trova un appiglio se non quella torre assurda della centrale di Porto Tolle, visibile dappertutto, un mostro che incombe su una terra di confine dove nulla è più fuori luogo della staticità di un camino alto centinaia di metri che spande un'odore morboso dappertutto.

L'occhio trova pace nell'acqua in quello specchio del cielo, dove pochi elementi un palo, una rete una barca bastano per chi sa vedere oltre l'apparenza materiale e ne trae un godimento tutto estetico.

Se passo di la e non mi accompagna la fretta ci sarà sempre il tempo per una nuova successione di scatti.

 

 

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