L'URAGANO VAIA  

 

 26-30 OTTOBRE 2018

 

 

.....per riprendersi questi territori impiegheranno almeno un secolo....

 

 

L'evento del 26-30 ottobre 2018 ha preso il nome della signora Vaia Jakobs, manager di una multinazionale, questo grazie a un originale regalo del fratello che ha sborsato all'Istituto di Meteorologia della Freie Universität di Berlino una congrua cifra che non è dato di sapere.

Sta di fatto che alla Signora Jakobs è associata una catastrofe fino ad ora mai vista per quanto concerne la distruzione dei boschi del Triveneto e parte della Lombardia. Ne sarà davvero fiera? Probabilmente era una gran rompic....

 

 

 

 

 

Dunque 42.500 ettari per 8.690 milioni di metri cubi di legname, una superficie di 425 kmq con più di 1 milione di alberi abbattuti.

Per quanto riguarda l'aspetto economico la stima dei danni in Friuli Venezia Giulia ammonta a 615 milioni di euro.

In Veneto i danni sono stati valutati in 1 miliardo e 769 milioni di euro, in Trentino sono 300 milioni di euro mentre sono di 85 milioni quelli in Alto Adige.

In Lombardia le stime sono sui 40 milioni di euro di danni.

Queste cifre riguardano in parte i danni al patrimonio boschivo e in parte i danni materiali quali la distruzione di case, strade, capannoni, macchine e altro ancora.

Navigando sul web si scopre che il resto d'Europa è stata colpita negli ultimi vent'anni da eventi anche più catastrofici ma questo non ci deve consolare affatto:

 

 

 

 

Una semplice proporzione porta a 20.000 km^2 il patrimonio boschivo perduto...ricordo che la regione Trentino Alto Adige ha una estensione di 14.000 km^2. E ci meravigliamo delle variazioni climatiche?

Per rimanere in Italia ricordiamo cosa è accaduto negli ultimi 50 anni; i danni forestali prodotti da VAIA sono maggiori di un fattore 10 rispetto a quelli del 1966!

 

 

 

Rigurado all'aspetto metereologico, in realtà ci sono stati due eventi distinti quello del 27-28 ottobre e quell0 del 29-30 ottobre separati da una pausa di circa 8 ore per quanto riguarda le precipitazioni.

Ricordo che il 28 di ottobre mi trovavo in visita al museo diocesano di Feltre e raggiungere l'auto non fu affatto facile tante erano le secchiate d'acqua inviate dal cielo.

Alla mattina del 29 la pioggia riprese a cadere piovosa e una bella colata di fango scese sulla strada della Guizza; sudando non poco sotto la cerata riuscii a spalare in parte il fango poi telefonai in comune. La tabella che segue riporta la quantità di pioggia caduta in 72 ore registrata in Trentino dal 1882 ad oggi.

 

 

Il peggio è accaduto intorno alle 17 del pomeriggio....dove la " caduta catabatica " della pressione ha provocato un vento devastante che si è abbattuto direttamente al suolo:

 

 

 

Le robinie del bosco sopra la casa presero ad oscillare paurosamente e prendemmo la via di casa giusto in tempo per evitare di rimanere bloccati o peggio schiacciati da qualche albero.

 

 

Il colmo del tetto di casa scoperchiato dal vento

 

 

Noce e acero abbattuti dal vento sulla strada della Guizza

 

 

Le robinie abbattute sul prato

 

 

La Culiada che collega Santa Lucia a Feltre ha cambiato aspetto e pochi sono i tigli del viale alberato che si sono salvati.

 

 

 

 

Di ritorno da Bologna feci un profondo respiro i mi trasformai in Moto - Sega - Vivente....non c'era altro da fare.

La legna non sapevo più dove metterla e dopo aver riempito anche il cesso a caduta chiesi al Trevisan la disponibilità della parete Sud di casa sua e incominciai ad accatastare altra legna pure lì.

 

 

 

 

 

La parte alta del sentiero sopra la casa era impraticabile; decine erano gli alberi di peccio, larice e latifoglie sradicati tanto che ancor oggi a più di anno dall'evento risulta praticamente impossibile recuperarle essendo le parti sommitali tra loro incastrate in un sentiero la cui pendenza è tale da rendere pericoloso il taglio.

Ho accumulato nel tempo decine di tronchi, li ho coperti e vedrò se sarà possibile portarli a valle.

E se alla Guizza il bosco ha cambiato aspetto e quel che più fa male agli occhi sono le radici per aria, bisogna pensare a quanto è successo altrove.

Le zone più colpite dal vento sono state l'Altopiano dei Sette Comuni (soprattutto la Piana della Marcesina), la Val Visdende, l'Agordino con Alleghe, Falcade con la Valle del Biois, e l'intera Valle di San Lucano in Agordino.

E poi l'area circostante il Lago di Carezza, le Valli di Fassa e di Fiemme - Cembra il Primiero e l'Altopiano di Piné.

Nel 2019 ho visto proprio alcune delle zone colpite:

 

 

Val Visdende (Alto Cadore)

 

Passo Redebus (Valle dei Mocheni - Pinè)

 

La Pala Santa (Pampeago)

 

 Val di Fassa sopra Predazzo verso la Catena del Lagorai

 

Dunque è stato colpito un territorio vastissimo, dalla Val Camonica alla Carnia, per l'appunto 42 mila ettari di bosco 8,6 milioni di metri cubi di legname, tanti quanti se ne tagliano in tutta Italia in 7 anni.

Quali sono le conseguenze economiche di questa catastrofe? E facile capire che vista la quantità di legname disponibile il prezzo di mercato è crollato repentinamente tanto che dagli 80 euro/m^3 si è passati ai 20 euro/m^3 con ribassi in alcuni casi del 90%.

A Enego e sulla Marcesina praticamente distrutta lavorano a pieno ritmo macchine enormi che tagliano, scortecciano e accatastano un albero al minuto. Camion carichi scendono dall'Altipiano e portano il legname a Porto Marghera sulla via della seta..

Si stima che la svendita abbia fatto perdere 50 milioni di euro solo in Veneto, 174 per il legname dell'intero arco alpino.

Il danno boschivo nel veneto degli altipani è stato equivalente a quello prodotto durante i tre anni della Prima Guerra Mondiale...ma è bastato un giorno!

Ancora oggi percorrere alcuni sentieri della montagna di casa oltre a essere difficoltoso non conforta l'anima: le foto che seguono sono state fatte sopra il paese di Redagno in Alto Adige dopo la prima nevicata di Novembre in pratica l'unica almeno fino ad oggi. Questo ad indicare per chi non l'ha ancora capito che i cambiamenti climatici sono estremi sia per quanto riguarda le precipitazioni sia per i lunghi periodi di siccità. Da notare poi che la neve bagnata di novembre sul terreno non ancora gelato ha sradicato altri alberi....

 

 

Redagno (Novembre 2019)

 

Redagno

 

Redagno

 

Larici verso il Corno Nero

 

 

Sabato 8 febbraio ho percorso il sentiero che da Obergummer (Valentino di Sopra ) conduce allo Schillerhof e poi su fino a Passo Nigra:

 

Desolazione verso il Latemar

 

Radici strappate alla terra al cospetto del Catinaccio

 

La montagna spoglia

 

 

E se il legname ancora si vende a prezzo ribassato e rimane difficoltoso recuperare gli alberi caduti nelle zone più impervie, cosa potrà accadere ai territori devastati?

Sappiamo che il bosco ha una funzione protettiva riguardo al terreno, la pioggia cadendo direttamente al suolo può asportarne lo strato ricco di humus dilavando il terreno e rendendolo sterile.

Nelle zone a forte pendenza lo stesso bosco blocca la neve ed evita le valanghe.

Nel bosco il camminatore trova rifugio e pace...

Dal bosco gli uomini traggono l'ossigeno di cui hanno bisogno per respirare...

Nel libro " Il passo del vento " di M.Corona e M.Righetto l'uomo del Vajont ricorda che gli alberi caduti messi in fila l'uno all'altro portano fino alla luna e che l'ossigeno prodotto da quelli sradicati è equivalente a quello respirato per un anno dai cittadini di Milano.

Se ad eventi come Vaia è impossibile far fronte molto si poteva fare nella gestione forestale che a quanto pare non c'è stata:

 

 

 

La gestione ordinaria dovrebbe prevedere un taglio regolare del bosco, la piantumazione di alberi di specie diverse, la diversificazione nell'età e altezza delle piante per evitare che la caduta delle piante causi la distruzione totale per effetto domino. Inoltre dovrebbero essere realizzate nuove segherie di cui il Veneto in particolare ne è quasi privo cancellate dall'alluvione del 66 ( Parola di gestore rifugio Val Visdende). Questo permetterebbe di accatastare le tavole lavorate evitando un ribasso nel prezzo del legname. E chi passa in Valsugana noterà un accumulo enorme di legname in quel di Primolano - Grigno:

 

 

 

 

Schei subito che l'Italia è il paese delle emergenze e dal passato come insegna la storia non null. Al solito rimane solo da incrociare le dita.

In to culo il resto!

 

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