LE MINIERE DI VALLE IMPERINA

 

 

 

La mappa mette in evidenza oltre alle principali unitÓ geologiche delle prealpi venete, le linee di faglia che hanno avuto origine nelle fasi di compressione e distensione dell' orogenesi alpina iniziate circa 40 milioni di anni fa e tutt'ora in corso.

Fissiamo l'attenzione sulla linea rossa della Valsugna che separa per un lungo tratto le unitÓ effusive e plutoniche (1) della piattaforma porfirica altoatesina da quelle sedimentarie (2) poste pi¨ a Sud.

La linea della Valsugana orientata da SSO a NNE Ŕ una faglia regionale che dal Lago di Caldonazzo si estende attraverso il Passo del Brocon, Passo di Gobbera, Fiera di Primiero, Passo Cereda e Agordo, fino a Pieve di Cadore e Lorenzago. La direzione di compressione degli stati rocciosi Ŕ ortogonale a tale linea.

In corrispondenza della faglia della Valsugana ed in particolare poco a Sud di Agordo gli strati del basamento metamorfico sono stati sollevati a tal punto da essere contigui con quelli di dolomia geologicamente pi¨ recenti. Il sollevamento Ŕ stato di circa 1000 metri.

La zona mineraria di Valle Imperina Ŕ localizzata proprio lungo tale spaccatura per una lunghezza di 3300m e una larghezza di circa 400m.

 

 

 

 

Il minerale estratto era costituito prevalentemente da calcopirite (CuFeS2) e pirite cuprifera (FeS2 e Cu) nonchŔ blenda (ZnS) e galena (PbS).

Il giacimento utilizzato principalmente per l'estrazione del rame, era noto probabilmente anche nel periodo romano ma fu sfrutttato intensamente durante la Repubblica di Venezia.

Nell'ultimo periodo la pirite fu estratta e trasportata a Marghera per produrre acido solforico.

 

Micascisto

 

A questo scopo pochi anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale fu realizzata la ferrovia Bribano-Agordo (dismessa nel 1955 ) che permetteva il collegamento con Feltre e Belluno. E' stato recuperato e restaurato il locomotore S.A.I.F. LB1 utilizzato nel lontano 1924.

 

 

 

 

Encomiabile l'intervento di recupero di gran parte degli edifici della miniera; il primo che s'incontra funge da ostello e ristorante ma molto c'Ŕ ancora da fare, dato che il bosco ha invaso i sentieri e gli edifici che s'incontrano risalendo la valle.

Problematica sarebbe la visita alle miniere vere e proprie dato che si tratta in realtÓ di pozzi profondi anche 200m da cui partivano le gallerie laterali.

 

 

 

 

Risalendo la valle del torrente Imperina si osservano numerosi macchinari:

 

 

e alcuni edifici il cui tetto Ŕ abusivamente occupato da un gruppo di abeti:

 

 

Si raggiunge la Galleria S.ta Barbara da cui esce copiosa acqua color ruggine:

 

Sulla destra c'Ŕ un'immagine d'epoca della stessa galleria ......sarebbe urgente un po' di manutenzione!!!!

Sopra la miniera c'era la casa del Got˛mon (dal tedesco Hauptmann ) ma Ŕ pericolante; impossibile il recupero.

 

 

Tra i vari aspetti che rendono interessanti questi luoghi c'Ŕ anche quello legato all'origine dei vocaboli di chiara provenienza tedesca:

Stol = galleria mineraria da Stollen

Canop = minatore da Knappe

Zecca = miniera da Zeche

Smelzeri = fonditori da Smelzer

Rosta = cumuli di minerale torrefatto da Roste

Stessa cosa vale per i cognomi locali come Mottes, Tazzer, Xaiz e per gli analoghi toponimi delle borgate vicine.

Proseguendo si supera il Pozzo Capitale non visibile perchŔ inglobato in un edificio e la Galleria Magni affiancata dal Pozzo Donegani:

 

 

Le mianiature non devono trarre in inganno: il lavoro del minatore non era quello di Fafifurnio vedi Gianni e il magico Alvermann, ma Ŕ stato sempre molto meno poetico; crolli delle volte, acqua che invadeva i sotterranei, reumatismi e silicosi garantivano un'esistenza breve e disagiata.

Un luogo suggestivo anche se artificiale Ŕ la cascata realizzata per deviare il torrente Imperina; le acque dello stesso torrente scorrendo proprio sulla linea di faglia invadevano le gallerie costituendo un serio pericolo per i minatori.

 

 

 

 

Altro aspetto che deve far pensare a chi guarda il passato solo con l'occhio della nostalgia Ŕ quello ambientale; nell'immagine di circa un secolo fa, della vegetazione intorno alla miniera non vi Ŕ traccia e non solo perchŔ il legname serviva per "arrostire " la calcopirite ma anche per le pioggie acide.

Le roste liberavano fumi e vapori ricchi di zolfo e si ammalavano le piante, gli animali e gli uomini.

 

 

 

Uomini che avevano poche alternative, o il lavoro in miniera o la migrazione. E' l'eterno ricatto del capitale a cui la salute dei lavoratori e dell'ambiente non importa affatto; per un pezzo di pane distruggiamo quanto ci circonda ed alla fine anche noi stessi.

La storia si ripete sempre uguale, anzi vista la massa di diseredati che preme sulle nostre coste ci aspettano tempi peggiori.

 

 

 

 

<< Qua allora l'era magra in Agordino >>.... qua.... a Valle Imperina si ricorda un'epoca, il tempo delle miniere se ne andato per sempre, il bosco Ŕ tornato e si Ŕ ripreso la sua valle.

 

 

Moiazza - Passo Duran - Cime di San Sebastiano da Rivamonte Agordino

 

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