Bezzecca, Garibaldi e la mountain bike

 

 

Renzo Mazzola è ben contento di invitarmi in quel di Concei; porto con me il premio da lui vinto al Concorso fotografico “Il Margine ” di S.Giacomo. E’ una piccola ma comoda macchina digitale, la Coolpix 3100 della Nikon, 3 Megapixel di risoluzione sufficienti per una buona stampa formato A4 e più che sufficienti per le immagini da trasmettere o pubblicare sul Web.

Dunque su invito del grande fotografo trentino, caricata mezza famiglia sul camper mi accingo alla volta di Bezzecca. Questo nome compare sui libri di storia: 21 luglio 1866 terza guerra d’indipendenza; i garibaldini agli ordini del più famoso generale italiano sfondano le linee austro-ungariche proprio qui, a pochi chilometri dal lago di Ledro.

 

 

 

 

Racconta la storia che Vittorio Emanuele II ordinò a Garibaldi di fermarsi; l'eroe dei due mondi pronuncerà la famosa frase: “OBBEDISCO ” e tornerà a malincuore in Lombardia, Trento resterà un sogno,

Non ha molto senso parlarne ma è sicuro che, se Garibaldi avesse conquistato il Trentino, la storia italiana avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso.

Probabilmente l’Italia non sarebbe entrata in guerra nel 1915, avrebbe risparmiato 600.000 caduti e questo fatto, avrebbe potuto significare, una storia differente anche per l’Alto Adige con tutti gli immigrati italiani che qui sono arrivati durante e dopo il fascismo.

C’è un museo a Bezzecca che raccoglie anche i cimeli della prima guerra mondiale; 50 anni dopo la famosa battaglia, italiani e austriaci tornarono a fronteggiarsi in questi stessi luoghi.

 

 

 

Il museo è situato all’interno di una chiesetta dedicata ai caduti; il tutto sorge su un colle trasformato dagli austro-ungarici in una struttura fortificata piena di camminamenti sotterranei percorribili ancora oggi.

E cambiando discorso c’è una bici in questo museo la bici del bersagliere e qui mi collego, non con la storia di mio nonno che era appunto bersagliere ma essendo del 1909 si risparmiò ovviamente la prima guerra e fortunatamente anche la seconda, ma con la storia di un’altra bicicletta nuova fiammante, acquistata in collaborazione con mio figlio Damiano.

 

 

 

E’ una Hazard modello turbo (se le gambe funzionano) o modello VaPian (se uno nol gà fià). Damiano ne è fiero e forse riuscirò a tirarmelo dietro su qualche percorso un po’ impegnativo…vedremo prossimamente.

Partenza da casa Mazzola alle ore 9.30; il percorso ci porterà lungo la Valle di Concei attraversando i paesi di Locca, Enguiso e Lenzumo nomi un po' strani a pensarci bene. 

 

 

 

Non ci sono salite difficoltose e il paesaggio è bello e riposante. Il Mazzola vive in un bel posto ricco di boschi e prati.....

 

 

 

 

Ci sono numerosi crocifissi in granito a ridosso dei campi o all'ingresso dei paesi.....

 

 

 

 

come numerosi sono i fienili lungo la strada….

 

 

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Dopo circa 7 km si arriva al Rif. al Faggio che più che un rifugio è un albergo con tutte le comodità che uno desidera. Li finisce la strada asfaltata ma abbiamo proseguito per un altro chilometro su sterrato, dovevo far assaggiare a Damiano una salita impegnativa. Due alberi di faggio dalla veneranda età di 250 anni e con un diametro di 1,5 m lanciano le loro chiome verso il cielo..... 

 

 

 

Sulla via del ritorno si toccano i 50 Km/h e temo per l'incolumità di mio figlio, è opportuna una deviazione sui sentieri che partono dalla strada principale....

 

 

 

 

Ancora qualche breve sosta per fotografare dei bellissimi cardi ......

 

 

 

 

e poi giù fino a valle .....

 

 

 

 

Colgo una rosa, ma solo in fotografia, per la padrona di casa....

 

 

 

 

.... perchè ci aspettano la polenta, i funghi e lo spezzatino cucinati dalla Mary; Renzo el sè taia na man ponsandose.....

 

 

 

 

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