...LUNGO il DANUBIO con CLAUDIO MAGRIS (1a puntata)

 

Tornati a casa, si cerca di stendere le gonfie cartelle di appunti sulla piana superficie della carta, di trasferire plichi, bloc notes, depliants e cataloghi su fogli battuti a macchina. Letteratura come trasloco; qualcosa come in ogni trasloco va perso e qualcosa salta fuori da ripostigli dimenticati

 

 

 

 

Fiume della melodia lo chiamava a Holderlin presso le sue sorgenti; linguaggio nascosto e profondo degli dei, strada che univa l’Europa e l’Asia, la Germania e la Grecia, lungo la quale la poesia e il verbo, nei tempi del mito erano risaliti a portare il senso dell’essere, all’occidente tedesco.
 

 

 

 

 

E’ possibile che quei rigagnoli nel prato siano il Danubio, il fiume dei superlativi, col suo bacino di 817.000 chilometri quadrati e i duecento miliardi di metri cubi d’acqua che esso rovescia ogni anno nel  Mar Nero?

 

Il Museo tedesco degli orologi, gloria di Furtwangen, è una selva di strumenti di ogni tipo e d’ogni forma –preziosi , casarecci, semoventi, musicali- che misurano il tempo. Trionfano gli orologi a cucù della Selva Nera.  

E’ istintivo chiedersi se il tempo scorre indipendentemente  da quegli strumenti che lo scandiscono o se esso sia soltanto quel complesso di misure e di rilievi.

 

 

 

 

<< Hier entspringt die Donau >>, qui nasce il Danubio, dice la targa nel parco dei Furstenberg a Donauschingen. Ma l’altra targa, che il dott. Ohrlein ha fatto apporre sulla sorgente della Breg, precisa che quest’ultima tra tutte le sorgenti del fiume, è la più lontana dal Mar Nero, dal quale dista 2888 chilometri.

 

 

 

 

A Immendingen il Danubio sparisce, sprofonda nelle fessure delle rocce e riemerge 40 chilometri più a Sud, col nome di Aach, per gettarsi nel lago di Costanza e dunque nel Reno, e sfocia non già nel Mar Nero ma nel Mare del Nord; trionfo del Reno sul Danubio, rivincita dei nibelunghi sugli unni, predominio della Germania sulla Mitteleuropa.

 

 

 

 

Il castello di Sigmaringen, che s’innalza sulle rive del giovane Danubio, non è stato un luogo di armonia e appagamento bensì piuttosto di partenze, di fughe e di esilio. I principi di Hohenzoller – Sigmaringen, furono scacciati in una notte, nel 1944, per far posto al governo collaborazionista francese di Vichy ch seguiva la ritirata dell’esercito tedesco, alla corte irreale e impotente del maresciallo Petain…
Tra i collaborazionisti e i fuggiaschi c’era Celine, definito da radio Londra << un nemico dell’uomo >>;   per tutto il mondo libero egli non era più il grande scrittore popolare dei suoi primi libri, che aveva denunciato l’abbrutimento esistenziale e sociale, ma  un infame traditore, il complice dei nazisti, l’antisemita, ora braccato e ridotto a schiuma del mondo….

 

 

 

 

A Ulm il Danubio è giovane e l’Austria è ancora lontana ma evidentemente il fiume è già un sinuoso maestro d’ironia, di quell’ironia che era l’arte di aggirare obliquamente la propria aridità e dar scacco alla propria debolezza; era il senso della duplicità delle cose e insieme della loro verità, celata ma una.

 

 

 

 

A Ulm si conservava nel Seicento la scarpa di Ahasvero, l’ebreo errante. Con quelle suole a prova di secoli si potrebbe intraprendere qualsiasi cammino, esercizio che i medici di un tempo ritenevano salutare per l’equilibrio psichico. Nei racconti di Hoffmann un personaggio del 700 effettivamente esistito, cercava di combattere la malattia mentale ereditaria nella sua famiglia, compiendo lunghissimi viaggi a piedi. Morì pazzo a Bayreuth.

Sulla piazza di Ulm si erge il duomo con la sua torre più alta del mondo e con l’eterogeneità della sua plurisecolare costruzione iniziata nel 1377 e terminata nel 1890. Ha qualcosa di stonato, quella punta di malagrazia che c’è spesso nei record.
 

 

 

 

Il Fischerviertel, il quartiere dei pescatori di Ulm, è incantevole con i suoi vicoli intimi e accoglienti, le locande generose di trote e asparagi, le birrerie all’aperto, la passeggiata sul Danubio e le case antiche che si specchiano nella Blau, il familiare rivo che scorre discreto nel grande fiume.

 

 

 

 

Dillingen ha una tradizione di studi teologici, collegi e seminari, un’aurea di silenziosa e raccolta religiosità sveva, quell’interiorità assorta e umilmente lieta che caratterizza, nonostante il frastuono delle feroci lotte confessionali, la parrocchia della campagna tedesca.

 

 

 

 

Chi sta camminando in questa sera irripetibile, verso Dillingen, seguendo non il solco del sentiero ma il percorso che la penna traccia ora sulla carta?      

Chi affida alla carta il proprio destino è un patetico epigono kafkiano; quando ha già afferrato la maniglia della porta e sta per entrare nella stanza della donna amata, apre le dita e torna indietro alla sua scienza cartografica.

 

 

...fine prima parte....

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