...LUNGO il DANUBIO con CLAUDIO MAGRIS (2a puntata)

 

 

Chi ha paura dello scacco, come Zeno o Kafka e non sa accettarlo, si ritira nella letteratura, fra le pieghe della carta…..La letteratura offre riparo alla mancanza, grazie a ciò che trasferisce sulla carta rubandolo alla vita, ma lasciando quest’ultima ancor più vuota e mancante.

 

 

 

 

Ma la carta è buona perché insegna l’umiltà e la vacuità dell’io. Chi scrive una pagina e mezz’ora dopo, aspettando il tram, s’accorge di non capire niente, neanche ciò che ha scritto, impara a riconoscere la propria piccolezza e capisce pensando alla vanità della propria pagina che ognuno prende le proprie elucubrazioni per il centro dell’universo ma, appunto, ognuno. E forse si sente fratello di quella miriade di ognuno, che come lui si vaneggiano anime elette avviandosi con le loro fisime verso la morte e capisce quanto sia stupido in questo comune e affollato cammino verso il niente, ferirsi a vicenda.
 

 

 

 

Poco dopo, lezioso e laccato appare il paesaggio rinascimentale di Neuburg: chiese, palazzi, case patrizie, nobili cortili sembrano uno scenario teatrale storicizzante , quinte stilizzate e artificiali che ricreano sulle sponde del Danubio la grazia dell’arte italiana.

 

 

 

 

Per il contadino del tardo medioevo che non poteva guardare più in là del campo che arava, l’idea stessa del limes, del Vallo che doveva segnare sino al Mar Nero i confini dell’impero romano, era qualcosa di impensabile e sovrumano e doveva apparire quale opera di forze misteriose.

La nostra storia, la nostra civiltà sono figlie di quel limes. Quelle pietre dicono il grande pathos del confine, della necessità e capacità di darsi forma. L’imperium è argine, difesa, vallo contro la barbarie dell’indistinto, individualità.

 

 

 

 

Il monumento elevato da Ludwig I di Baviera alle guerre tedesche di liberazione, contro il dominio Napoleonico, la <<Befreiungshalle>>, si innalza sul Danubio dai cento metri della collina del Michelsberg. Il romantico re bavarese ne aveva avuto idea nel 1836, durante un viaggio in Grecia; la prima pietra fu posta nel 1842 e quando venne ultimato, il sovrano era scomparso da tempo dalla scena politica, travolto dal 48 e dalla sua passione, per la bella Lola Montez, tra le cui braccia , un re era diventato uomo.
 

 

 

 

 

Regensburg è un cuore del Sacro Romano Impero, nasce all’insegna della nostalgia del passato….riflesso di uno splendore tramontato che si sogna di far risorgere.

 

 

 

 

Sulla facciata del mirabile duomo, una selva di figure esce dalla pietra, animali, volti, creature anche favolose o mostruose, una proliferante foresta della vita che rivela una superiore armonia, l’unità della creazione.

 

 

 

 

Il Walhalla è un museo delle cere. E’ facile vederne la vanità rispetto ai fili d’erba nel vento, alle acque del Danubio che brillano cento metri più sotto, all’ombra degli alberi.
 

 

 

 

 

La Rosa.

 

<< La rosa era felice. Andava d’accordo con gli altri fiori. Un giorno la rosa si sentì appassita e stava per morire. Vide un fiore di carta e gli disse: Che bella rosa sei! ” - Ma io sono un fiore di carta! ” – Ma sai che sto per morire? ” 

La Rosa ormai era morta e non parlò più.

 

 

 

 

La favola dice tutto sulla tenerezza del vivere e sull'impenetrabile dolore di morire, ci ricorda che le cose durano un po' più della vita ma che sono anch'esse destinate a svanire. Delle cose vive, si ascolta il loro pianto, il loro desiderio di durare un po' di più, almeno come le cose finte, come le colonne doriche di questo posticcio Walhalla.

 

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