IL GRUPPO DI BRENTA: luogo d'incanto e scoperta

 

<< Tutto ciò che sapevano era che esisteva una vedretta in qualche posto sopra l'alpeggio estivo >>

<< Per loro, era così remota e inaccessibile come una qualsiasi nuvola bianca >>

D.W. Freshfield, 1875

 

Il Brenta è l'unico gruppo dolomitico posto a occidente della valle dell'Adige. La sua posizione isolata, difesa da contrafforti laterali che ne consentono una visione parziale, unitamente alla difficoltà dei collegamenti, hanno fatto sì che rimanesse inesplorato fin oltre la metà dell'ottocento. E' a partire dal 1864 anno in cui fu attraversata per la prima volta la Bocca di Brenta, che gli esploratori inglesi e tedeschi unitamente alle guide locali, cominciarono a percorrere i sentieri, dirupi, valloni e le cime del gruppo. E' importante ricordare che questi primi esploratori non furono degli alpinisti in senso stretto, ma personaggi con ampi interessi che univano l'amore per la montagna con quello della scoperta; un atteggiamento quindi improntato a grande e sereno equilibrio molto diverso da quello che traspare dai film sulla montagna che vengono proposti attualmente. Geograficamente le Dolomiti di Brenta sono comprese tra la Val di Non e la Val di Sole a Nord, la Val Rendena a Occidente e la sella di Andalo - Molveno a Oriente. A Sud tra Tione e Ponte Arche scorre il Sarca che nelle Gole del Limaro, si getta nella valle dei Laghi.

Parlare di questo gruppo di montagne mi da l'occasione di rispolverare qualche antica diapositiva che giace sconsolata ma in perfetto ordine nei caricatori. Ho iniziato a fotografare agli inizi degli anni ottanta e fu proprio allora che feci la mia prima incursione nel Brenta.

La sua frastagliata catena è visibile dalle cime più alte dell'altipiano di Lavarone. L'immagine che segue è una diapositiva del 1990; si vede in primo piano la Marzola (m.1738) e a destra nella foto spunta una parte della Paganella. Del Brenta si distinguono a partire da sinistra la Cima d'Ambiez (m.3102), la Tosa tipicamente orizzontale (m.3173), la sella della Bocca di Brenta, la Brenta Alta (m.2960), il gruppo centrale comprendente il Campanile Alto e gli Sfulmini, la Torre di Brenta, la Cima delle Armi e più a destra la Cima Brenta (m.3150) la seconda di tutto il gruppo. Difficile è individuare invece le cime poste più a Nord.

 

 

Il Gruppo di Brenta da Lavarone: versante Est

 

 

Quelle che seguono invece, sono due immagini recenti: in quella di sinistra ripresa poco sopra l'abitato di Faedo si osservano il paese di Fai della Paganella e la sella che conduce ad Andalo; in secondo piano al centro della foto è la Cima Brenta con la macchia bianca; appare più alta della Tosa posta più a sinistra, per effetto della prospettiva. A destra invece, l'immagine eseguita dal paese di Lisignago in Val di Cembra, permette di riconoscere la Cima delle Armi frastagliata ma quasi orizzontale seguita a sinistra dai 3014m. della Torre di Brenta, dagli Sfulmini e dal Campanile Alto. In primo piano è la chiesetta di S.Floriano posta su un dosso tra i più interessanti e panoramici della bassa valle dell'Avisio.

 

 

 

 

 

 

Fu esattamente nell'estate del 1981 e dunque poco più che ventenne (dalla foto direi una sorta di Che Guevara) che percorsi da provetto escursionista, insieme a mia moglie (allora non lo era) il sentiero che da Molveno lungo la Valle delle Seghe, porta al Rif. Pedrotti (2491m.). Il giorno dopo affrontammo la famosa via delle Bocchette, un sentiero attrezzato d'alta quota che permette un contatto ravvicinato ed emozionante con l'ambiente alpino. Ricordo le numerose scalette, le cenge e purtroppo la nebbia che per l'intera giornata nascose alla vista cime e vedrette ma anche paurosi precipizi.

                                                                                                        

Anno 1981: in secondo piano il Campanile Basso 

   

Sullo sfondo il Lago di Molveno

 

 

Nel 1989 ebbi l'occasione di osservare il Brenta dall'elicottero (per gentile concessione del cartografo a riposo Walter Dorigatti) e riuscii a scattare alcune foto panoramiche. La fotografia della parte centrale del gruppo è stata eseguita da circa 3000m. di quota, poco più a Sud della perpendicolare di Madonna di Campiglio. Anche se l'immagine non è assolutamente nitida è facile distinguere le cime principali come la Cima Brenta a sinistra, il Campanile Alto massiccio e quello Basso più slanciato in mezzo nella foto, la Tosa con la sua vedretta, la Cima d'Ambiez con la vedretta d'Agola.

 

 

La catena centrale dall'elicottero: versante Ovest

 

 

Al 2004 risalgono i primi scatti digitali effettuati sul versante Nord del Brenta raggiungibile dall'abitato di Cles. L'obiettivo di allora era quello di raggiungere la Cima del Peller a quota 2319m. Giornata autunnale, con un buona visibilità nel mattino ed un lieve peggioramento nel pomeriggio.

 

Versante Nord del Brenta: Monte Peller

 

 

Sulla cima è posto un crocifisso e il panorama è magnifico; sullo sfondo è la piana rotaliana, sbocco naturale del fiume Noce, a sinistra è la Val di Non delimitata dai Corni di Tres mentre oltre la montagna in ombra sulla destra si intravede la Sella di Fai della Paganella.

 

 

 

 

Verso Sud lo sguardo spazia sul Pian della Nana ritenuto uno dei luoghi privilegiati per quanto riguarda la flora del Brenta; oltre, si osservano le prime grandi cime del gruppo tra cui il Grostè (m.2901).

                                               

 

Nella primavera di quest'anno abbiamo effettuato una nuova escursione sul versante Ovest ed in particolare sul Grostè. La seggiovia dello Spinale incrocia numerose volte il sentiero e non contribuisce di certo a valorizzare il paesaggio; la battaglia contro la costruzione delle funivie sul Brenta risale ai primi anni 60; nel 1964 infatti era prevista la costruzione (fortunatamente bloccata) di un impianto nella zona della Bocca di Brenta in pratica, il punto più spettacolare del gruppo.

Sul sentiero che conduce al Rif. Graffer dove l'erba lascia spazio alle rocce, s'incontrano varie specie di fiori come il miosotide alpino (Myosotis alpestris) ed il camedrio (Dryas octopetala). Il nome latino di questa specie deriva dalle Driadi, le immortali ninfe dei boschi che presiedevano alle selve ed agli alberi per impedirne la distruzione. Ma come ben sappiamo, la distruzione avvenne ed avviene tutt'oggi: alla fine dell'800 nella Valle di Brenta fu rasa al suolo una splendida foresta di faggi per farne carbone; è davvero emblematico il fatto che i tappeti di camedrio fioriscano proprio nei luoghi dell'antica faggeta.

                                                                                                                                                                         

 Miosotide alpino 

  

 

Camedrio

 

 

Salendo lungo i pendii del Grostè è stata grande la sorpresa di incontrare una splendida fioritura di papavero retico (Papaver rhaeticum). Macchie dal colore giallo intenso ricoprivano il terreno brullo e sassoso. D'inverno la neve, quasi sempre artificiale, permette a migliaia di sciatori di percorrere questi pendii, inconsapevoli di quali bellezze si celino sotto i loro piedi. L'adattamento di questa specie è sorprendente; neppure la neve artificiale sembra limitarne la crescita.

 

 

 

Dal passo del Grostè si sviluppa verso Nord la Valle di Santa Maria Flavona che poi confluisce in quella di Tovel. A Sud c'è invece la cima del Grostè in un ambiente dove i fenomeni carsici sono impressionanti. Presumo che "Grostè" sia traducibile in "crosta" e tale è il paesaggio intorno al passo. Crepacci stretti e lunghi sono originati dal processo di corrosione alimentato dall'acqua piovana e forse in misura maggiore dallo scioglimento delle nevi. Doline, archi naturali, karren e grotte sono fenomeni facilmente riscontrabili nel Brenta.

 

                                                                                                              

La testata della Valle di Santa Maria Flavona

   

 La cima del Grostè

 

 

L'ultimo si far per dire, appuntamento con il Brenta è stato quello di ottobre; giornata freddissima con un vento tagliente di tramontana, ci siamo avventurati lungo la Valle delle Seghe con l'obiettivo di raggiungere il Rif. Selvata. Inizialmente il sentiero si sviluppa lungo una cengia posta ai piedi del Croz dell'Altissimo. Qui ai grandi banchi di roccia compatta si alternano le vistose stratificazioni della Dolomia retica.

 

La Valle delle Seghe

 

 

La testata della valle appare in tutta la sua imponenza e lo sguardo si posa naturalmente sul campanile più famoso di tutta l'area dolomitica, quel campanile Basso su cui Paul Preuss uno dei nomi più famosi dell'alpinismo epico, tracciò nel 1911 alcune ascensioni memorabili. A sinistra del Campanile è posta la Cima Brenta Alta. In primo piano, in ombra è il Castello di Massodì mentre alla sua destra si sviluppa la Val Perse. 

 

 

Cima Brenta Alta con il Campanile Basso

 

 

Raggiunto il Rif. Selvata a m.1630 abbiamo pranzato nel freddo bivacco adiacente al rifugio. Sullo sfondo, il Croz dell'Altissimo con i suoi 2337m. chiude l’orizzonte.

 

Il Croz dell'Altissimo

 

 

Sulla via del ritorno la valle offre una visuale insolita del lago di Molveno:

 

 

 

 

La nostra gita ha avuto termine proprio sulle rive del lago: le guide degli inizi del secolo scorso riportavano che questo era il lago più azzurro di tutto l'arco alpino, un azzurro che è scomparso con la costruzione della centrale di S. Massenza. Il lago è ora un invaso artificiale dove vengono convogliate attraverso un percorso sotterraneo, le acque fredde e torbide dell'Adamello. Oggi bisogna accontentarsi di quest'azzurro, comunque splendido.

 

 

 

 

Con the bollente e punch, soggetto fotografico non tanto insolito, dell'esimio M.P. ritornato a frequentare la malfamata locanda  Ca' de' Vén di Ravenna, si è conclusa questa ennesima ma non ultima spedizione nelle regioni remote del Gruppo del Brenta.

 

El  Punch ich, ich, bruderlei drink de Marc Pasti...ccado

 

 

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