LA VALLE di SEREN: IMPRESSIONI di PRIMAVERA

 

 

 

Il colpo d'occhio non è male. Siamo nella Valle di Seren del Grappa, una valle che conserva interessanti particolarità paesaggistiche, ambientali, naturalistiche e storiche. La foto è stata eseguita da Col dei Bof sul versante sinistro dello Stizzon. Questo  torrente nasce nel massiccio del Grappa e dopo una quindicina di chilometri fluisce nel Sonna e poi nel Piave poco distante dall'abitato di Feltre.

Nel centro della foto è visibile la Cima di S.Mauro di 1836m. separata dal Gruppo delle Vette Feltrine (a sx) dalla Valle di S.Martino che culmina nella Forcella Scarnia (1598m.).

Dietro la forcella appare massiccio il Sass de Mur alto 2547m.

Più in basso sono visibili i due campanili elemento caratteristico del panorama di Seren del Grappa, quello del comune (a sx) e quello di S.Siro bella e isolata chiesa posta in un declivio pochi chilometri all'interno della valle.

 

 

 

 

La nostra passeggiata inizia poco dopo Pont Avien in località Scariot. I nomi dei luoghi ricordano le famiglie che qui un tempo abitavano e che posseggono ancora oggi un rustico, un campo o un bosco.

Pont Avien era un punto strategico fondamentale per le truppe austro-ungariche durante la Grande Guerra; da qui partivano infatti i sentieri e le teleferiche che raggiungevano le cime in cui si è tenacemente (ed inutilmente) combattuto nel 1918.

 

 

 

 

Le cime in questione sono quelle di Fontanasecca e dei Solaroli su cui oggi corre il tracciato dell'Alta Via n.8 denominata anche Alta Via degli Eroi (magra consolazione per i caduti).

 

 

 

 

Difficilmente si potrà dimenticare quanto è accaduto quassù cent'anni orsono; troppo grandi sono stati i sacrifici, le fatiche e le privazioni delle truppe che hanno combattuto sulle montagne per meritarsi un bell'ossario sulla vetta del Grappa che compare ai primi di maggio ancora ricoperta di neve.

 

 

 

 

Ma se già la conoscenza dei fatti storici, ci spinge a visitare questa valle, quelli ambientali e antropici stimolano ulteriormente l'interesse dell'escursionista sensibile e attento.

 

 

 

 

La montagna è percorsa da decine di sentieri tra muretti spesso traballanti, sentieri che sono costellati da numerosi capitelli simbolo di una religiosità contadina d'altri tempi. Le immagini dei santi sono ormai sbiadite, la storia è passata di qui, ma ormai è altrove.

 

 

 

 

Uno dei borghi più interessanti della valle è Col dei Bof, tipico agglomerato di costruzioni rurali posto a 687m. di altitudine.

E' adagiato su un colle in riva sinistra dello Stizzon; esposto a Sud - Est gode di un clima favorevole protetto com'è dai venti di tramontana.

D'inverno mentre la parte opposta della valle è stretta nella morsa del gelo il paese è illuminato dal sole già alle prime ore del mattino.

 

 

 

 

In cima al paese è collocata la costruzione più interessante; è un Cason, una dimora di dimensioni ragguardevoli, con un grande ballatoio (piol) rivolto a Sud e completa di fienile sul retro. Spessi muri di sostegno proteggono laterlamente i balconi e le scale che permettono il collegamento tra i vari piani. Sulla destra è presente il "fogolar" dove era possibile sedersi intorno al fuoco nelle lunghe serate invernali.

 

 

 

 

L'intero versante del colle appare fiorito; antica abitudine degli abitanti era quella di impiantare alberi da frutta in particolare ciliegi piante robuste e rustiche in grado di sopravvivere ai rigori dell'inverno.

 

 

 

 

Ma se dal ciliegio si potevano ricavare i dolci frutti, molto più importante era sicuramente la coltura della vite. Specie ben adattate al clima rigido del feltrino come l'Americana detta anche uva fragola o fraga, il Bacò e il Clinton crescono dappertutto e necessitano di pochi trattamenti. Danno un vino leggero di bassa gradazione, ma gustoso e dissetante come il succo d'uva.

 

 

 

 

Molte sono ormai le case in abbandono e con esse le casere, le ghiacciaie, i fojaroli tutte costruzioni importanti nell'economia contadino-pastorale della valle. Inoltre il bosco si è ripreso i pascoli e i prati e questo può significare una perdita anche della diversità biologica. Fiori e insetti hanno bisogno del prato per poter sopravvivere.

La causa di tutto è dovuta sicuramente ai cambiamenti economici venutisi a creare nel dopoguerra, alla durezza della vita in montagna, alle poche risorse economiche che essa permetteva di realizzare, ma anche al mancato sostegno e incentivo pubblico che non ha tenuto conto (neanche oggi) del ruolo ecologico che i montanari hanno da sempre svolto.

I contadini sono ormai scesi a valle o sono migrati ancor più lontano, hanno varcato l'oceano alla ricerca di nuove fortune.

 

 

 

 

Sui prati di Pradazern compaiono i tipici fienili in lamiera di altezza regolabile; i più antichi hanno internamente un ingegnoso telaio in legno.

 

 

 

 

La nostra escursione ha avuto termine davanti ad un piatto di ottimi fagioli di Lamon preparati dallo chef dell'agriturismo Albero degli Alberi (www.alberodeglialberi.it/) dove contiamo di tornare spesso, al termine di altre istruttive e sane passeggiate.

 

 

 

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