Riflessioni intorno alle cinque terre

 

Sono passati più di vent'anni dalla mia ultima visita alle Cinque Terre....

 

 

... e devo dire che il fascino e la suggestione di allora li ho provati anche questa volta. I luoghi non sono cambiati o così forse mi è apparso. La natura disagevole del terreno e le rupi scoscese non hanno permesso grossi e distruttivi interventi sul paesaggio, e le cinque terre si sono in parte conservate.

 

 

Non si è conservata, l'economia con cui vivevano gli abitanti del luogo; scomparsi o quasi la  vite e olivo l'unica risorsa del passato; ora lasciano il posto alla macchia. Sulle terrazze a precipizio sul mare, quello del contadino era un lavoro durissimo che oggi nessuno si sognerebbe di fare. La gente di allora è fuggita in cerca di una vita migliore. Resta qualche vecchio sui campi, ma i muretti a secco faticano a rimanere in piedi. 

 

 

In compenso un nugolo di turisti in ogni stagione, percorre, spesso a senso unico alternato, gli stretti sentieri che uniscono i paesi della costa. E' splendida la vista sul mare, come non goderne, come può l'anima non sfruttarne il principio ristoratore.

 

 

Ma i pensieri tornano al passato, alla fuga dalle montagne, dai luoghi più disagiati, alla fuga dal Sud, alla fuga dai paesi del terzo mondo, niente di nuovo sotto il sole dunque; la stessa storia, gli stessi percorsi, le stesse fughe spostate nel tempo e nello spazio....

 

 

E' destino che la buona terra non sia per tutti ed esserci nati è già una fortuna...e la buona terra è sicuramente la nostra che non ha conosciuto gli spopolamenti delle altre regioni d'Italia. Il legame con la terra delle genti tirolesi, e la buona amministrazione, ha fatto sì che l'Alto Adige conoscesse un'altra storia, un'altra fortuna, ma la guardia non è il caso di abbassarla. L'occhio attento scorge anche da noi l'incuria.....

 

 

Ma è viaggiando per le terre italiane che viene da sospirare vedendo come è stato ridotto il territorio del bel paese, un intricato susseguirsi di capannoni industriali e paesi dalle periferie squallide dove un piano regolatore non è mai esistito....

 

 

Il viaggio, questo continuo incontro tra i luoghi dello spirito e quelli della realtà che a volte vorremo cancellare.... 

 

 

Il rischio futuro è che spirito e realtà non siano più conciliabili.....

 

P.S.

Pochi giorni dopo la pubblicazione d questa pagina WEB, sfogliando le pagine di un quotidiano ho letto la recensione del libro del geografo Massimo Quaini dal titolo: "L'ombra del paesaggio, orizzonte di un'utopia conviviale" (Diabasis Euro 15). L'articolo è di Massimo Parenti e ne riporto alcune significative frasi:

" ...il paesaggio, pretesto sostanziale per difendere e rivendicare il bisogno di utopia, del mondo possibile, ancora non scoperto o semplicemente da riscoprire con tutto il suo portato di sogni ed emozioni..."

"...il paesaggio, prima creato dagli uomini con il loro lavoro e la loro arte e poi distrutto dalla logica razionalizzante della pianificazione moderna, può tornare ad essere punto focale della discorso esistenziale dell'uomo..."

"... per leggere il paesaggio è necessario dotarsi del pathos della distanza e per questa via giungere all'armonia tra le facce del mondo e della vita: mare/terra, luce /oscurità, mercurio/vulcano, uomo/donna..."

" ...iIl paesaggio è sapere, un sapere archeologico, un lavoro di scavo per far venire alla luce schegge, frammenti, membra disgiunte, cose spezzate ...tutto un lavoro per ricomporli" (Emilio Tadini)

L'articolo conclude con:

" ...una partecipazione distanziata, per ridare voce al paesaggio, per non perdere le strade tortuose dell'utopia e perché la giusta distanza non si risolva nel tragico epilogo di un brusco distacco: degli uomini dal mondo."

 

 

 

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