SICILIA in BN seconda parte 

 

Mercoledì partiamo in direzione di Agrigento, ci aspetta la Valle dei Templi. La giornata è quanto di più lontano venga riportato sulle cartoline visibili nel bookshop; non piove ma il cielo è di un grigio smorto che mette in crisi anche il più volonteroso dei fotografi. In ogni caso imposto la macchina digitale su contrasto elevato....

 

 

Il tempio della Concordia è rivestito da transenne su cui accampa un tabellone gigante che dovrebbe riprodurne le originarie fattezze; la foto a pensarci bene ha una sua originalità, anche se forse sarebbe stato preferibile il tempio integro, con il colore dorato del tufo, in un bel sole di primavera, tra i mandorli in fiore. Abbiamo con noi la guida audio e tra gli altri racconti è piacevole ascoltare la poesia di Salvatore Quasimodo dedicata ai Telamoni, le statue colossali che adornavano la facciata del tempio di Zeus:

Strada di Agrigentum

 

Là dura un vento che ricordo acceso

nelle criniere dei cavalli obliqui

in corsa lungo le pianure, vento

che macchia e rode l'arenaria e il cuore

dei telamoni lugubri, riversi

sopra l'erba. Anima antica, grigia

di rancori, torni a quel vento, annusi

il delicato muschio che riveste

i giganti sospinti giù dal cielo.

Come sola nello spazio che ti resta!

E più t'accori s'odi ancora il suono

che s'allontana verso il mare

dove Espero già striscia mattutino

il marranzano tristemente vibra

nella gola del carraio che risale

il colle nitido di luna, lento

tra il murmure d' ulivi saraceni.

 

 

 

 

La visita ci intrattiene fino alle 13.00, subito dopo ci dirigiamo verso Enna. Nei programmi era prevista una fuggevole occhiata alle zone interne della Sicilia, alle solfatare del parco minerario di Grottacalda, ma con il tempo che abbiamo incontrato non era proprio il caso. Il freddo e il vento suggerivano di rimanere al caldo all'interno della macchina e così alle cinque circa siamo arrivati a Piazza Armerina. Ottima la sistemazione nell'azienda turistica "Torre di Renda" un'antica dimora vescovile ristrutturata di recente, da cui si gode un bel panorama, tempo permettendo, sulla città. Parlando con il proprietario, scopriamo che P.za Armerina è una città in abbandono, gli abitanti sono appena  diciottomila contro i trentamila e più di alcuni anni fa. Il centri storico è spopolato, vive qui la popolazione più povera, gli immigrati che si accontentano di poco, gli "armerini" preferiscono le comodità dei nuovi alloggi.

 

 

 

P.za Armerina è una città di transito nel senso che se non ci fosse la famosa villa, i turisti da queste parti non passerebbero. Al mattino alle nove dopo aver saldato l'ennesimo conto d'albergo, varchiamo per primi il cancello che conduce agli scavi. La villa risale al III° - IV° secolo dopo Cristo, ad un "passo" dal tracollo dell'Impero Romano. Apparteneva probabilmente, ad un ricco proprietario terriero, che investì un capitale nei 3000 metri quadrati di mosaici della villa. 

 

 

Questi, sono conservati in modo eccellente, grazie al fatto che parte della collina soprastante la villa è franata  ed li ha sepolti sotto un'abbondante coltre di terra. Scoperta a fine 800 fu riportata completamente alla luce negli anni 50-60. Ora necessita di un urgente restauro ed il noto Sgarbi, direttore responsabile del museo regionale, che ci ha preceduto quaggiù di un giorno, ha appena firmato il contratto di appalto, qualcosa come 8 milioni di Euro se non erro. Speriamo in bene...

 

 

Noto è la tappa del penultimo giorno in Sicilia. Piove quando arriviamo nella città del barocco. Il tempo di sistemare le valige in un B&B del centro e da solo vado a dare un'occhiata alla città nella luce della sera. Il pavimento lucido per la pioggia riflette la luce dei palazzi ma con gran disappunto osservo che le macchine sono dappertutto; solo il Corso Vittorio Emanuele è zona pedonabile ed il puzzo dei tubi di scarico risale dai vicoli stretti. Inoltre lo spazio antistante il duomo è recintato con le transenne, siamo agli sgoccioli di un prolungato periodo di restauro...

 

 

Alle 19.00 rispettando gli orari di casa, siamo in una bettola poco distante dal corso principale. Trangugiamo una zuppa di fagioli e ceci, stanchi delle immancabili paste asciutte che pur gustose abbiamo assaggiato durante la settimana. La zuppa non è proprio speciale come neppure la bistecca che rimando al mittente. Cortesemente il cameriere ne riporta un'altra ma il gusto della cena se né oramai andato. Quattro passi nel centro e poi a dormire, domani sarà l'ultimo giorno in Sicilia.

 

 

Abbiamo poche ore da dedicare a Siracusa, alle 15.00 dobbiamo consegnare la macchina e se arriviamo in ritardo dobbiamo pagare una penale. L'Armando ha paura di perdere l'aereo e si agita ancor di più quando vede che me la sto prendendo con calma sbocconcellando il panino. Parcheggiata la macchina, decidiamo di fare un giro in senso orario di questo che fu il cuore della città greca: l'isola di Ortigia. L'impatto non è stato anche qui dei migliori, 4 strade e 4 ponti portano una marea di auto di la e di qua dall'isola.

 

 

A quanto pare in Sicilia i pedoni non esistono o quasi e la cosa è particolarmente fastidiosa. Mi avvicino ad una bancarella di salumi e formaggi, dove il commerciante elargisce ai passanti gustosi assaggini. E' quasi mezzogiorno e un certo languorino mi consiglia di approfittare dell'occasione; acquistato un filone, l'ambulante me lo riempie di limone, olio, pecorino, olive e peperoni, insomma un ben di Dio. Prezzo? 1 Euro, per il caffè, aggiunge il suo aiutante! Come? Faccio io, ho pagato 1€ per il pane e lei mi fa lo stesso prezzo? Allungo 2€ e chiedo se va bene così, accennano di si ma sono perplesso, qui in Sicilia la gente fai fatica a capirla e me ne vado rimuginando sul fatto se ho pagato il giusto. 

 

 

 

Tre ragazzine poco più in la mi guardano sorridendo e accettano volentieri di posare per una foto. Con l'immancabile cellulare tra le mani, stanno davanti ad un cassone di metallo tutto forato, è lo sfiatatoio di un enorme parcheggio sotterraneo che come un nastro d'asfalto è un terribile pugno in un occhio; niente aiuole, niente verde, niente panchine di fronte al mare, e dunque niente panino. Va meglio con l'altro lato dell'isola ma non c'è più tempo, partiamo per Catania. La raggiungeremo in meno di un'ora; attenderemo più di 5 ore, un'eternità, per imbarcarci.

Piove e l'ultimo ricordo di Sicilia è un cucciolo, abbandonato nel parcheggio dell'aeroporto di Catania.

 

 

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