ETNA OVEST
(1a Puntata)
Quarto appuntamento con il vulcano più famoso dell'Europa continentale. Ricordiamo che le isole Canarie costituiscono però un Hot Spot vulcanico straordinario e il Teide a Tenerife supera in altezza il nostro; si trova però al largo della costa africana per cui....
1984, 2012, 2014 ed ora 2026 l'Etna è una potente calamita per chi come il sottoscritto ama la natura, l'escursionismo e ovviamente la fotografia.
Le eruzioni si susseguono da mezzo milione di anni e hanno la caratteristica di modificare continuamente il paesaggio e cancellare quanto ha creato e modificato l'uomo nel bene e più spesso nel male.
I siciliani saranno pure bravi chef che l'isola offre da questo punto di vista il meglio di se stessa, saranno anche bravi enologi che vale lo stesso per il vino ma quanto a essere rispettosi della terra che li ospita lasciamo perdere.
I paesi sono poco curati, brutti e trafficati che l'isola pedonale è inconcepibile; le periferie sono peggio, la monnezza è sparsa a mezza costa sulle strade dell'Etna ed è un ottimo biglietto da visita per l'escursionista entusiasta.
Ma chiudiamo qui la polemica che una parte del Sud Italia è fuori legge..... nel senso che lo Stato lì non esiste.
Eppure gli incontri con gente simpatica e a modo non sono mancati; il giovane di Castiglione di Sicilia per cui migrare è difficile quanto restare e lavora in una cooperativa aprendo e chiudendo il portone del castello di Lauria dove a parte il panorama, non c'è nulla da vedere e non funzionano neppure i cessi.
Poi c'è Giovanni a Randazzo che gestisce una pasticceria storica che nei tempi andati il padre restaurò in stile Liberty. Ivi lavora ancora la mamma di 90 anni.
Una sua intervista è reperibile su Rai Play nella serie televisiva " Di la dal fiume oltre gli alberi " che conduce lo spettatore nei luoghi d'Italia meno consumati dal turismo di massa.
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La pasticceria di Giovanni fu Arturo a Randazzo
Poi i giovani e distrutti sciatori di quel casino che è Piano Provenzana che si stupivano che noi oriundi fuori campo percorrevamo in lungo e in largo i sentieri poco battuti del Mongibello, perdendoci nella foresta di pino laricio di Linguaglossa alla ricerca della bottoniera del 1911. Bottoniera? Che caz....ora si usano le cerniere!
Chissà perché non c'è corrispondenza biunivoca tra simpatia, cordialità e serietà nel lavoro e il rispetto e valorizzazione dei luoghi dove questi personaggi campano con sicuramente qualche difficoltà.
Eppure le risorse naturali ma non solo quelle ci sono tutte... ma pare che fare la raccolta differenziata sia faticoso... e tutto quello che riguarda in genere l'organizzazione della società nel suo complesso compresi gli obblighi di pagare le tasse non sia da molti neppure presa in considerazione. Viva l'orto di casa mia e tutto il resto me lo metto << in canna >> secondo il proverbio abruzzese.
Nel 1984 nel mio Viaggio in Italia sulle orme dei viaggiatori romantici, mi concentrai sulla storia e sulle tracce lasciate dai popoli che invasero l'isola, e vidi il vulcano solo di fuggita tanto che le diapositive scattate in quei tempi remoti si possono contare sulle dita di una mano.
Nel 2012 ossia 28 anni dopo in compagnia di tre innominabili, facemmo una puntata di due giorni prima al Sapienza e poi al Citelli, due escursioni memorabili anche per quanto riguarda l'aspetto fotografico. Quelle forme, quei contrasti tra la lava, la neve e il ghiaccio, quelle linee e quegli orizzonti non li ho ritrovati nelle spedizioni successive, neanche in questa del 2026.
Nel 2014 ero di nuovo qui d'estate, dedicai altri due giorni al vulcano dormendo tre notti al Rif. Citelli che oggi (2026) è chiuso. Si badi bene che è o meglio era l'unico rifugio con gestore presente e vivo dell'intero comprensorio etneo.
Roba da pazzi! Bisognerebbe spostare il vulcano in A.A. cosa un po' ardua....

L'Etna dall'aereo
All'andata è stato possibile osservare buona parte dello Stivale dall'alto e ho riconosciuto i Sibillini, il Gran Sasso, la Maiella, Ischia, le Eolie e infine lui il grande cono che è impossibile non notare visto il suo austero isolamento. Sono stato fortunato nel senso che l'aereo atterra a Catania girando intorno al vulcano da Ovest e inoltre sedevo vicino al finestrino sul lato giusto.
In caso contrario il ripasso di geografia sarebbe stato impossibile anche per la presenza del sole. Oggi con la crisi di Trampete-Ormuz ti oscurano i finestrini se non paghi la tangente!
L'obiettivo del 2026 era duplice; il paesaggio più interessante è quello tardo invernale dove la lava si alterna alla neve e punto secondo avendo già visitato il settore Sud - Orientale ho concentrato le mie escursioni sul lato opposto, su quello di Bronte per intenderci. Le ultime tre notti le abbiamo comunque trascorse a Zafferana Etnea e dunque di nuovo a Oriente ma complice la " gestora " del B&B Cocca&Bella, il tempo è stato sfavorevole e la nebbia non ha squarciato il velo specie il giorno in cui dopo un terremoto lieve, era plausibile che qualche sbuffo, il nostro lo avrebbe fatto.... fu così infatti, ma circondati dalla nebbia salita dallo Ionio a metà mattina, non vidimmo un caz se non le imponenti colate laviche della Val Calanna che spazzolarono tutti i campi amorevolmente coltivati ai piedi della Valle del Bove nel lontano 1992 se non erro.
Il fatalismo siciliano forse nasce qui che giustamente l'Etna non guarda in faccia a nessuno!

Mappa dei luoghi
Guardando la mappa appare chiaro che la cementificazione selvaggia di cui parla la rivista Airone del 1983 ossia di 40 anni orsono ( oggi è defunta insieme allo spirito verde che animava una parte di quella società italiana ) ha riguardato sopratutto il lato Est; a Ovest i paesi di Adrano, Bronte, Maletto e Randazzo sono ben distanziati e lasciano spazio ai coltivi e ai fiumi di lava ovunque presenti.
Eppure il vulcano non è schierato politicamente, per cui le eruzioni si sono verificate ovunque minacciando tutti i paesi che lo circondano compresa Catania. Se un domani il vulcano decidesse di eruttare, quanto fatto per Nicolosi nel 1983 quando il fiume di lava fu deviato, non è detto risulti sufficiente. Ma veniamo alla prima escursione quella di Monte Spagnolo.
I punti base riportati nella mappa sono tre e il primo l'ho indicato liberamente come Bivio per il Sentiero Italia Cai sentiero che parte dalla strada pedemontana che unisce Maletto a Randazzo.
Quel sentiero è riportato sulle carte al 50.000 della 4Land realizzate da una ditta di Bolzano che si occupa di alpinismo; il gestore è consapevole che specie nelle due isole maggiori i cartelli dei sentieri vengono divelti e bruciati. Valli a capire sti alloctoni che sono contro la pubblicità gratis di sé stessi...
Tra parentesi il Sentiero Italia è stato ideato negli anni 80 e costituisce un percorso ideale che unisce tutta l'Italia da Sud a Nord e da Ovest a Est. E' compresa pure la Sardegna e l'isola d'Elba.

Monte Spagnolo
Sentiero - Italia - CAI: sconosciuto il sentiero, sconosciuta l'Italia e pure la sigla; trovare ivi un cartello e un parcheggio è speranza inutile per i mortali che transitano da quelle parti ma in qualche modo carta alla mano, lo abbiamo individuato per dirigerci verso Monte Spagnolo (m.1541). Più in alto e qui c'è lo zampino del Parco i cartelli ci sono ma non è detto che si giunga a destinazione.
Sono scese le madonne che ad esempio la Grotta del Burò non l'ho trovata affatto dopo 25 min di cammino extra che il cartello la indicava a 15 minuti come deviazione dal percorso principale.
Burò? Burro? Forse si è sciolta come neve al sole...
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La pedemontana di Maletto
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Ex masseria all'inizio del sentiero
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A sinistra nella foto Monte Spagnolo
In questa tappa abbiamo intrapreso inizialmente il sentiero n.734 che porta alla Grotta del Gelo ubicata a più di 2000 metri di altezza su quella che viene indicata come la Pista Altomontana.
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La neve ci ha però ostacolato nascondendo spesso il sentiero; il fuori pista sulla lava acuminata è sconsigliabile per cui superato il tratto boscoso abbiamo fatto dietrofront per dare un'occhiata all'eruzione lavica del 1981 che destò non poca preoccupazione agli abitanti di Randazzo.
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Betulle a quota 1800 metri
Randazzo dista dalla cima dell'Etna circa 15km ma il vulcano ha una caratteristica particolare: le bocche eruttive sono disposte su tutta la sua circonferenza e dunque a bassa quota e sono per questo più pericolose. In questo caso la distanza era di 7 km e la lava si fermò fortunatamente a poca distanza dal paese dopo la processione con il santo locale e con il vescovo ad aprire il corteo.
Altrove con o senza vescovo e santo protettore la lava ha spazzato via tutto percorrendo distanze di decine di chilometri....Catania insegna.

La colata lavica del 1981 in direzione Randazzo (in blu il percorso seguito)

Al centro nella foto s'intravede la bocca del 1981
Peccato che quei dementi della provincia di Catania non abbiano realizzato un museo dedicato al vulcano....quello di Nicolosi dopo il reportage della trasmissione Newton a cura del bravissimo giornalista televisivo Borga Roero (Rai Scuola ) è scomparso, probabilmente seppellito da una colata lavica laterale passata inosservata. Un altro museo vicino a Zafferana apriva alle scolaresche il sabato e la domenica insieme alle voliere delle farfalle che con l'Etna non ci azzeccano. Sottocultura totale ....... Francia o Spagna basta che se magna...
Ma diciamola tutta a Catania il Museo dello Sbarco è una chicca da non perdere e il relativo reportage troverà spazio qui a Dio piacendo!

Il fronte lavico dal sentiero n.717

Il campo lavico del 1981 con Randazzo sullo sfondo

Il bordo della colata lavica

I primi coloni: i licheni
Lo Stereocaulon vesuvianum di color grigio sopravvive a siccità e temperature estreme aprendo la strada alla vegetazione superiore.
A quote più basse c'era qualche fiore:
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Euphorbia rigida |
Romulea bulbocodium |
Nella foto che segue sulla via del ritorno sono alla ricerca della grotta perduta e fa da sfondo il M.te Spagnolo ricoperto dalla vegetazione. Gli antichi coni vulcanici sono oggi delle isole verdi scampate alle colate successive.

La quota è di circa 1400m e permette ai lecci di insediarsi sulle antiche lave.
Volgendo lo sguardo verso l'alto appare sempre lui, il Mongibello che gioca a nascondino tra i fumi e le nebbie del 27 febbraio 2026.

Il Monte Pomiciaro (m.1686) in primo piano
La foto è stata scattata con lo Zoom Nikon DX 16-85 alla focale 85mm pari a 127mm per il formato 35mm.
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La cima ghiacciata del Mongibello
Questa foto è stata scattata invece con lo Zoom Nikon DX 18-200 alla focale 200mm pari a 300mm per il formato 35mm.
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I due obiettivi zoom hanno la stessa luminosità e nelle foto di paesaggio coprendo la focale 24 - 300mm possono essere impiegati proficuamente nelle più svariate situazioni.
Ho scoperto solo ultimamente che esiste una rete di negozi internazionale che tratta l'usato e proprio presso la RCE di Ravenna ho acquistato lo zoom di cui sopra.
Ho scoperto ancora, non interessandomi se non saltuariamente di macchine fotografiche che le reflex digitali tipo la D200 che posseggo da 20 anni, ha delle cugine più recenti; quel mercato pensavo andasse estinguendosi dopo la comparsa delle Reflex Full Format e delle Mirror Less Zaccaridi ma quanto pare non è così che la Z50 ha il sensore APS-C.
Mistero del mercato globale che con tutte queste sigle non si capisce davvero na minchia siciliana !
Al mercato non bisogna credere che riesumeranno chissà che cosa per vendere a tutti con prezzi maggiorati.

Evoluzione Nikon Digitali
La D200 con sensore APS-C, macchina professionale che risale al 2006 ed uscì di produzione l'anno successivo.
Prossimo appuntamento a Piano Fiera !