IN VAL MASINO 

 

 

 

L'alta Val Masino

 

Anno 2011. Il gruppo di Varallo che da lì a qualche anno si sarebbe sciolto come neve al sole causa le solite lotte << intestine >>  per accaparrarsi il

 il << cesso del campero >>, puntarono alla Valtellina ed in particolare alla Val Masino prima e alla Valle di Predaia Rossa poi.

Nel primo caso l'obiettivo era quello di raggiungere il Rif. Gianetti (m.2534) ai piedi del Pizzo Badile e Cengalo, nel secondo di salire al Rif. Ponti (m.2559) da dove parte la via normale al Monte Disgrazia. Quest'ultima avventura è stata descritta e riportata a suo tempo nell'indice delle pubblicazioni per l'appunto 10 anni fa, mentre oggi febbraio 2021 mi accingo a commentare le foto relative al primo itinerario.

Un lavoro di ricerca che la natura digitale delle fotografie semplifica moltissimo. Poi è la memoria che deve elaborare il testo, aiutata comunque dalle immagini stesse.

Ricordo che l'avventura si concluse con la faticosa salita (per il camper ) al P.so Bernina (m.2330), alla Forcola di Livigno e dopo una breve sosta per controllare i prezzi IVA esclusa del mercato di Livigno, con il rientro a Bolzano attraverso la Val Venosta.

All'andata invece avevamo percorso la Val di Sole, il Tonale e avevamo raggiunto Sondrio in Valtellina. Superato Ardenno deviando verso Nord abbiamo risalito la Val Masino.

Questa valle si trova a Nord della Linea Insubrica, una cicatrice lunga 1000km che a Ovest parte da Torino e si collega tramite il Biellese alla Valtellina. Superato il P.so Tonale percorre la Val di Sole, dal passo Palade scende a Merano e tramite il P.so Pennes si unisce infine alla Val Pusteria.

Ma non finisce lì poichè prosegue nella Valle della Drava fino a raggiugere la Pannonia.

 

 

 

Mappa Geologica delle Alpi

 

 

La linea Insubrica delimita a Sud il margine continentale africano che comprende tutte le prealpi e le dolomiti. Le cose non sono così semplici dato che a seguito della collisione tra continente Europeo e zolla Africana la prima è sprofondata aldisotto della seconda che l'ha dunque ricoperta.

A Nord della famosa linea troviamo montagne appartenenti al continente Africano come ad esempio il Cervino messo poi a nudo dall'erosione.

In seguito allo scontro tra le zolle anche l'antico oceano Ligure-Piemontese è stato coinvolto nel sollevamento della catena alpina; l'oceano è scomparso ma la sua crosta e i suoi sedimenti affiorano specie nella parte Ovest della catena alpina ma anche in Engadina e negli Alti Tauri .

Dalla cartina emerge un dato interessante: il M.te Bianco appartiene geologicamente alla zolla Europea, il Cervino a quella Africana e il M.te Rosa alle antiche rocce metamorfosate dell'oceano Ligure Piemontese. Il tutto all'interno della piccola Regione della Val d'Aosta.

Dunque le Alpi hanno una struttura e una storia geologica molto complessa che è stato possibile capire grazie alla diversa natura della rocce che le compongono.

Nella mappa la Val Masino è al centro dell'immagine; è a Sud della Val Bregaglia che prosegue poi nell'Engadina.

Ulteriore complicazione è la presenza di rocce vulcaniche intrusive, ( il plutone granitico della Val Masino ) che hanno metamorfosato per contatto sia le ofioliti del M.te Disgrazia che i ricoprimenti Austroalpini.

E da tutto questo sono nate alla fine le Terme Bagni di Masino!

 

 

 

Terme Bagni di Val Masino

 

I bagni si trovano ad una altitudine di 1172m; lì finisce la strada e partono i sentieri che risalgono la Val Porcellizzo.

Ma diamo un'occhiata più da vicino ai locali delle terme e immergiamoci oltre che nell'acqua calda nella storia di questo luogo incontaminato.

Ecco un'immagine reperibile sul web dei Bagni e di come apparivano in una stampa del 1869:

 

 

 

 

I bagni furono utilizzati già alcuni secoli prima come riportano le seguenti cronache:

 

 

 

 

Ma è' sicuramente alla fine del diciannovesimo secolo che tutte le terme d'Europa diventano un luogo cult per nobili e borghesi; la pubblicità di allora in pieno Positivismo e fede cieca nella scienza, faceva leva anche sulle analisi chimico - fisiche delle acque miracolose. Per quanto riguarda i miracoli poi bastava inventarne qualcuno e spargere la voce.

L'acqua di Masino è anche radiottiva alchè mi spiegai la luminescenza dei compagni durante le ore notturne trascorse in camper...non serviva accendere la luce!

 

 

 

 

Nel mio girovagare ho sempre cercato e segnato sulle cartine del Touring le località termali presenti in gran numero in tutta Italia.

La natura ha dato a questo paese tutto ciò che occorre per vivere dignitosamente, tutto meno la classe politica ma questa a dire la verità rispetta la cultura, i costumi, il carattere e la storia del popolo che la elegge in parlamento.

Purtroppo la storia la conosciamo e va riassunta col famoso detto: << Francia o Spagna basta che se magna >>. Su tutto il resto chiudiamo un occhio e possibilmente tuttu e due.

Gli edifici termali e gli alberghi parlo di quelli storici, hanno caratteristiche architettoniche peculiari; risalgono generalmente alla Belle Epoque e sono eleganti, arredati con cura e buon gusto. Qualcuno conserva le preziose suppellettili del passato.

Purtroppo con la mania dei viaggi all'estero alla ricerca dell'esotico che esotico non è ma carta patinata per rimbambiti, molte terme sono state abbandonate o quasi e i gestori degli alberghi hanno chiuso le serrande o si sono adattati ad ospitare gli extracomunitari senza arte ne parte.

Leggi Tabiano dove la suocera, santa donna dalla veneranda età di 95 anni ancora arzilla e pimpante, trascorreva 15 giorni in questa località dell'Appennino emiliano fino agli anni 2000...poi il vuoto. La suocera che faceva inalazioni, quando tornava a casa si beccava un raffreddore della Madonna del Carmelo...ma passato quello, continuava e lo fa ancor oggi a rompere i cosidetti che è la prerogativa di tutte le suocere!

Dunque è bene evitare i bagni termali alle suocere...non morono più come la Regina d'Inghilterra!

 

 

 

 

La fonte

 

 

 

Interno

 

 

 

L'arredamento

 

 

 

Sala pranzo con ritratto del bagnino

 

 

 

Sala lettura

 

 

 

Sala colazioni

 

 

 

 

Qui vediamo innumerevoli tegami in rame ma la zona contigua a Est della Val Masino è nota per le unità ofiolitiche della Val Malenco da cui si estrae la pietra verde utile per realizzare le piode dei tetti ma anche per ottenere delle pentole...in pietra. Pare che la cottura dei cibi sia ottimale alchè il bagnino innamorato ne acquistò una normalmente costosa per una donna immeritevole. L'amore è cieco ma l'appetito necessita delle pentole dove l'attenzione per la cottura deve essere vigile.

 

 

 

Passiamo ora all'escursione al Rif Gianetti.

 

 

 

Il sentiero

 

 

Superato il bosco il panorama si fa interessante e cominciano a comparire le principali cime che fanno da corona alla valle:

 

 

 

 

 

 

 

Il rifugio si trova sul lato sinistro della foto e bisogna risalire alcuni bei lastroni granitici:

 

 

 

 

 

Il profilo aguzzo del Cengalo

 

 

Siamo agli inizi di agosto e le fioriture non sono particolarmente abbondanti ma qualcosa ovviamente c'è:

 

 

Eufrasia alpina (Euphrasia alpina)

 

 

 

Genziana aspera (Gentiana aspera)

 

 

Tanaceto alpino (Tanacetum alpinum)

 

 

Tra le specie faunistiche ecco un escursionista dotato di 4 stecche due per le mani e due per le gambe....dunque un quadrupede di montagna subspecie sapiens:

 

 

 

Ed infine ecco il Rif.Gianetti:

 

 

 

 

 

 

 

Risaliamo i macereti per vedere se c'è qualche altro fiorellino interessante:

 

 

 

Pennacchio tondo (Eriophorum vaginatum)

 

 

 

Verga d'oro (Solidago virgaurea subsp. minuta)

 

 

Ma è l'aspra cornice di cime a colpire l'occhio; formazioni rocciose come incredibili cunei lanciati verso il cielo e il desiderio di salire lassù è davvero forte.

 

 

 

Con l'aiuto del web fissiamo nella memoria i nomi delle cime, quella del Badile in particolare, famosa per le tragedia del 1937.

Si ricorda infatti che il 16 luglio 1937 Riccardo Cassin, Vittorio Ratti Gino Esposito, Mario Molteni e Giuseppe Valsecchi giunsero sulla vetta del Pizzo Badile salendo dalla Val Bregaglia, sul confine italo-svizzero, lungo la parete Nord-Est una muraglia di granito di 900 metri che all'’epoca rappresentava uno dei problemi insoluti dell'’alpinismo. Una prima assoluta altamente sofferta, con tre giorni di drammatica salita a causa del maltempo che poi causò la marte per sfinimento di Molteni e Valsecchi.

 

 

 

 

Nel primo pomeriggio dopo la sosta al rifugio prendiamo la via via del ritorno; le cime fanno capolino tra le nuvole mentre i fiori sono lì per chi sa coglerli con lo sguardo:

 

 

Trifoglio alpino (trifolium alpinum)

Sparviere alpino (Hieracium alpinum)

 

 

 

 

Campanula di monte (campanula scheuchzeri)

 

 

 

Parnassia palustre (Parnassia palustris)

 

 

 

Sassifraga stellata (Saxifraga engleri)

 

 

E con l'immagine delle fresche acque della Val Masino si chiuse allora quella splendida escursione...ma ci attendevano le terme per un bel relax rigenerante!

 

 

 

 

 

 

A MAGNI BEN, A BEVI BEN A GO UN PROBLEM: A PERDI LA MEMORIA

 

Bibliografia:

STORIA GEOLOGICA D'ITALIA: Alfonso Bosellini    Editore Zanichelli 2005

 

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