OLTR(e)ISARCO

 

 

Oltrisarco è uno dei quartieri che compongono la città di Bolzano; è il mio quartiere visto che ci sono vissuto per quasi trent'anni.

Niente di meglio di una bella nevicata per interpretare con la fotografia quello che attira l'occhio nello spazio tra il colle del Virgolo, la zona industriale e giù fino al cimitero metafora e conclusione della città e della vita.

Oltrisarco è stato considerato in passato come il rione povero, marginale dove con l'avvento del fascismo ha trovato spazio l'industria che è stata da sempre invisa all'anima commerciale e agricola della Bolzano degli inizi del '900.

Lì a Oltrisarco c'erano gli operai e i braccianti quasi sempre immigrati, in origine dal Trentino e più tardi dalle altre regioni d'Italia.

Le grandi fabbriche  sono scomparse da tempo, sostituite da enormi blocchi di cemento armato, costruzioni senza finestre colme di merci spesso simbolo di un consumismo che non da tregua al pianeta.

La campagna che percorrevo in bici per raggiungere l'areoporto è scomparsa fagocitata da Hobby e Avanti......la pizzeria Colaone all'Agruzzo ha lasciato spazio al Bar Salewa sicuramente più trend con la fashion identity victim del colletivo brutalista Vetements del Punkbestia di cui non capisco na m...

D'altronde sono non Giurassico ma Triassico era geologica ben più antica.

In ogni caso il tempo è sinonimo di cambiamento; immobili si rimane solo sottoterra e dunque Oltrisarco che si è sviluppata lungo l'antica via romana ha cambiato fisionomia esattamente come la zona industriale, diventata terziario e in parte anche polo culturale. ( EX Alumix )

 

 

 

NOI Techpark ALTO ADIGE (EX Alumix)

 

 

Al campetto della chiesa passavo le lunghe giornate estive e non solo col pallone....l'erba cresceva alta e gli indiani ben si mimettizzavano dando qualche rivoltellata sulla testa del cowboy nemico e amico allo stesso tempo.

Nello stesso campo si fermavano spesso le giostre e pagavo volentieri una corsa al << calcinculo >> all'amichetta di cui ero invaghito.

Ora ospita il solito Discount ma la piazza davanti alla chiesa con la neve ha una sua bellezza silenziosa:

 

 

 

Il parco della Chiesa del Rosario

 

 

 

 

Alle medie percorrevo in bicicletta la scorciatoia tutt'ora esistente verso via Aslago, il vicolo all'angolo della chiesa, col Cristo crocifisso e il Cinema Costellazione dove ho passato più di una domenica in compagnia degli amici del cortile.

Memorabili i film con i fratelli - cugini Maciste, Sansone ed Ercole, poi c'era Marcellino Pane e Vino assunto al cielo, Gianni Morandi in ginocchio dalla Laura Efrikian da cui ha divorziato, " Brusate Li " dalla Cina con furore che era meglio della Cina di adesso che cosparge virus sul pianeta ed infine, con Gozzilla e King Kong tremavano le pareti della sala da come battevamo i piedi all'unisono quando finalmente soccombeva il cattivo e si salvava l'umanità intera.

La saga dei mostri aveva avuto inizio nel 54, quattro anni prima che io nascessi.

Ma non mancarono anche dei capolavori come " Un uomo chiamato cavallo " del 1970 con gli artigli dell'aquila che dilaniavano il petto del bianco inglese capitalista

 e " Odissea nello spazio " del 1968 capolavoro insuperato di Kubrik con quel maledetto computer egocentrico Hall9000. Se l'intelligenza artificiale è quella siamo fritti. A 12 anni o giù di lì quando lo vidi sicuramente in seconda visione, non riuscii a capirne la fine movimentata. L'astronauta era tornato bambino?

 

 

 

 

A proposito...l'anno del contatto era stabilito nel 2010 ossia 42 anni dopo la realizzazione del film.....qui il regista ha cannato in pieno che poi i contatti dal 2020 bisogna evitarli a tutti i costi. A parte le danze fantascientifiche dell'astronave nello spazio al ritmo del " Danubio Blu " di J. Strauss memorabile fu il gesto dello scimmione con l'osso trasformato in arma al cospetto del monolite con le note di " Also sprach Zarathustra"  del Riccardo Strauss.

 

 

 

 

Col senno di poi i film della parrocchia avevano una bella carica di violenza di cui oggi in tempi di LGBT++& $  qualcuno si lamenterebbe...

Non so se noi dell'epoca antica siamo diventati anormali e disturbati, ho qualche dubbio in merito osservando i cellulodipendenti tecnologici di oggi che parlano coi compagni solo tramite cellulare..

Mio nipote alle superiori non riesce più a fare le moltiplicazioni ma diciamola tutta io e il cubo di rubik siamo incompatibili.

A Oltrisarco Le " Enrico Fermi " stavano in fondo a via San Vigilio e ora sono diventate le scuole elementari " Gianni Rodari ".

La Crivellaro insegnante di matematica abitava lì difronte ...ero il suo pupillo che risolveva le espressioni lunghe una pagina in 20 sec.

Magnifica insegnante specie sul profilo estetico....la ricordo impellicciata col visone e lo stivale.

Rainone insegnante di storia, a Carnevale per via delle fialette puzzolenti, ci dava dei cafoni, porc - assasin - vigliecchi...che con l'accento pugliese faceva molto ridere.

La Abram d'italiano quando s'incazzava diventava rossa come un peperone...tentò di erudirci con Marcovaldo.

Poi c'era Dambrus e Parallelepi-Pedò...il primo, insegnante di applicazioni tecniche impiegò un anno per farci costruire il raschietto tempera mine mentre il secondo era insegnante di tedesco: con lui la grammatica l'ho imparata davvero e alle superiori l'ho dimenticata stante che gli insegnanti non erano all'altezza.

Purtroppo è venuto a mancare ancora giovane.

Ah, dimenticavo i soprannomi sono stati ideati da uno dei casi più disperati della classe tale Mascalion P. un cognome che era tutto un programma.

Ezechiele Bruno << buon putel >> come l'omonimo lupo era invece il mio compagno di banco e aveva la fissa delle astronavi....dovevamo costruirne una e i disegni e i progetti si ripetevano a raffica!

D'altra parte il 20 luglio 1969 l'uomo era sbarcato sulla luna!

Ma l'esperienza delle scuole media fu unica, nel senso che nella mia carriera di studente solo lì mi confrontai col gentil sesso.....ai pentirommi per quale dannata questio non m'iscrissi al classico o allo scientifico per aprire la mente e lo sguardo all'altra bellezza? Eppure in latino fui licenziato con distinto....

Ho qui l'occasione per pescare dalla memoria il nome delle dolci fanciulle.....Zanotto e Sottoriva le più brave, Cagol velocissima nei 100 metri, la Faccini Cristina tra le più carine, poi Bobby che rivedo spesso a Santiago e ancora Magagna, Boldrini la Lorella tutta spumeggiante...

Purtroppo non dispongo di alcuna fotografia delle medie...il fotografo Cainelli si limitava a riprendere gli scolari delle Tambosie e i bimbi dell'asilo delle suore.

 

 

 

Via Aslago

 

 

Dicevo via Aslago; le case sono state costruite dopo la guerra e molti dei miei compagni delle elementari abitavano lì mentre il quartiere CEP pìù a monte è stato progettatto e costruito negli anni '60 per ospitare i Sudtirolesi di ritorno, quelli espatriati durante le opzioni nazional-fasciste.

Il rapporto con l'altro gruppo etnico non c'è proprio stato; esistono oggi tre parrocchie quella del Rosario, di San Paolo e ben separata quella tedesca di Santa Geltrude. Allora non mancavano ne le vocazioni ne i preti anche se viste le tensioni politiche del tempo legate agli attentati dinamitardi, non era il caso di forzare la mano ai fedeli al segno della pace.

La Gertrud è protettrice dei viandanti ma anche San Paolo è stato un camminatore indefesso; questa simbologia religiosa sottolinea ancora una volta che Oltrisarco è un luogo di transito.

 

Santa Gertrud a Aslago

 

Percorrendo le vie interne del quartiere balza subito agli occhi la presenza ingombrante delle maledette macchine che occupano tutti gli spazi disponibili; ai tempi che furono erano gli spazi del gioco e della spensieratezza.

Eccoli i nostri figli e nipoti negli spazi recintati dei campi gioco con altalena e scivoli ( che noi ci sognavamo ) sotto la supervisione attenta e sospetta di genitori e nonni ansiolesi; lo spazio di libertà dell'infazia oggi è scomparso.

 

 

 

La rotonda: il sottopasso della ferrovia è del 1958

 

 

Ma prima della rotonda in quello che è stato l'Oltrisarco storico come non ricordare il nome dei numerosi negozianti che non esistono più da decenni: Cortelletti con la macelleria, Darì con i generi misti, e poi il fotografo di quartiere Cainelli i cui negativi recuperati dal F.C. Bolzano, dovrebbero trovarsi nell'archivio di Bolzano, Peron con il panificio che spargeva nell'aria l'odore dei krampfen e panini all'uvetta, la cartoleria Aurora piena di quaderni e colori per la gioia dei primi giorni di scuola, Frisanco che aveva tutto per la casa, Defant coi vestiti e i filati, il Sega giornalaio e il Coser dove mia madre ha speso un capitale in abbigliamento.

Dalla parte opposta c'era Giusti il meccanico di biciclette e il calzolaio Mancini che operava in un bugigattolo piccolissimo pieno di scarpe e atrezzi.

Dopo la rotonda c'era la Caserma Mignone, dove da imboscato ho fatto mio malgrado l'inutile servizio militare; oggi è scomparsa sostituita dalle nuove costruzioni di Piazza Nicoletti:

 

 

 

 

 

 

Piazza Nicoletti

 

 

Alle spalle della piazza verso la montagna dove ai miei tempi scorazzavano gli unici due carri armati dell'E.I. è nato un nuovo quartiere.

Sul muro di fondo della scarpata furono fucilati dei poveri diavoli alla fine della guerra; lo ricorda non una targa ma un murales degli allievi della Pascoli.

Il parcheggio sotterraneo è sovrastato da una costruzione insolita sicuramente originale nella forma:

 

 

 

Sono in fondo a via Claudia Augusta e svolto a destra verso le Scuole Professionali con la loro cancellata rosso acceso:

 

 

 

 

Poco più in là c'è il campo da pallacanestro, l'antica passione dell'adolescenza ma oggi è.....off limits:

 

 

 

Percorro per la prima volta nella mia vita il tratto di via Castel Flavon dietro al campo CONI .....niente di antico sotto la neve recitava il maestro Ghirri.

Lì dietro c'è un vecchio maso, il Thurnhof dove è possibile acquistare il vino delle vigne che ancora crescono ai piedi del Virgolo.

In passato quelle terre erano di proprietà ecclesiastica o di qualche contessa di Campofranco che preti ed affini avevano un buon fiuto negli affari e investivano nel latifondo lavorato in mezzadria.

 

Il campo CONI

 

Supero viale Trento per una breve digressione aldilà del fiume e tra gli alberi per poi rientrare nel quartiere più a Ovest all'altezza del ponte nuovo del Twenty disordinata costruzione << ciuciada >> sù tra tre strade oltremodo trafficate. Un luogo sicuramente squallido...escludendo il ponte.

 

 

 

Viale Trento

 

 

 

Il ponte Twenty

 

Proseguendo lungo la via Lancia l'unico colore che emerge è quello del cantiere, dei murales o di un improbabile ombrello rosso di un raro passante:

 

 

 

Acciaierie di Bolzano ora Valbruna

 

Via Lancia

 

Breve spostamento verso l'ex Alumix che fortunatamente è stata recuperata e riconvertita per NOI:

 

 

NOI Techpark ALTO ADIGE

 

All'esterno del Noisteria Cafè non può sedersi nessuno....solo la neve:

 

 

E chiudiamo il cerchio incamminandoci verso la terra di tutti e di nessuno:

 

 

 

Leggendo di qua e di là si scopre che vicino a ponte Loreto esisteva un lebbrosario e che il cimitero ebraico e quello evangelico preesitevano a quello costruito durante il fascismo; sono stati semplicemente inglobati. La tomba più antica, ebraica, risale al 1830.

I morti e emarginati sono stati allontanati dalla città verso la periferia, appunto verso Oltrisarco che ha acquistato inconsapevolmente una patente di sacralità visto che dei morti ci si ricorda, almeno fino a quando si rimane in vita.

 

 

 

 

 

La fotografia dei luoghi dove ho vissuto che sono inesorabilmente cambiati o scomparsi nel corso del tempo oltre ad una nota di nostalgia riguardo al passato, è legata a  microstorie personali del periodo inconsapevole della fanciullezza.

La salita al Palo Bianco, le battaglie con le cerbottane ma a volte coi sassi contro quelli di " Villa Keupach " in fondo a via S.S. Rosario, le escursioni avventurose a Castel Flavon, il Bunker sotto la montagna in via Riva del Garda. Al proprietario del deposito di bottiglie Mot buonanima, abbiamo distrutto con le fionde decine di contenitori di vetro posizionati come bersagli sul blocco di cemento all'ingresso del bunker.

 

 

Il Camposanto

 

Fotografie e dunque storie, storie di vita vissuta.

 

 

 

< HOME >