IL PROCESSO………….SENZA FINE

 

 

I PROTAGONISTI

 

Ing. Carlo SEMENZA, progettista della diga e Direttore del Servizio Costruzioni Idrauliche della SADE. Muore il 30 ottobre 1961.

Ing. Alberico (Nino) BIADENE, succede all'ing. Carlo SEMENZA quale Direttore Generale del Servizio Costruzioni Idrauliche della SADE.

Prof. Giorgio DAL PIAZ, Ordinario di Geologia all'Università di Padova e consulente della SADE. Muore il 20 aprile 1962.

Dr. Leopold MÜLLER, geotecnico austriaco, consulente SADE.

Dr.i BROILI e PACKER, collaboratori del dr. L. MÜLLER.

Prof. Augusto GHETTI, Ordinario di Costruzioni Idrauliche all'Università di Padova.

Dr. Edoardo SEMENZA, geologo, collaboratore del prof. G. DAL PIAZ e figlio di Carlo Semenza.

Dr. Franco GIUDICI, geologo, collaboratore del dr. E. SEMENZA.

Prof. Pietro CALOI, Ordinario di Geofisica all'Università di Trieste e consulente della SADE.

Prof. Francesco PENTA, Ordinario di Geologia presso la facoltà d'Ingegneria dell'Università di Roma, consulente della SADE, membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e della Commissione di Collaudo.

Prof. L. GRECO, Presidente Generale del Consiglio Superiore dei L.P. e membro della Commissione di Collaudo.

Ing. PADOAN, sostituì il prof. Greco.

Prof. Pietro FROSINI, Presidente della IV Sezione del Consiglio Superiore dei L.P. e membro della Commissione di Collaudo.

Ing. Curzio BATINI, Presidente della IVa Sezione del Consiglio Superiore dei L.P. sostituì l'ing. Frosini nell'estate del '61.

Ing. Francesco SENSIDONI, Ispettore Generale del Genio Civile presso il Consiglio Superiore dei L.P. Ingnegnere capo del Servizio Dighe e membro della Commissione di Collaudo.

Ing. Mario PANCINI, tecnico dell'ENEL-SADE e Direttore dei lavori del cantiere del Vajont.

Ing. CARUSO dell'ENEL. Sostituì al Vajont l'ing. Pancini (in ferie nell'ottobre '63 nei giorni della catastrofe).

Ing. Dino TONINI, Dirigente dell'Ufficio Studi della SADE.

Ing. Roberto MARIN, Direttore Generale della SADE, poi dell'ENEL.

Ing. BEGHELLI, capo del Genio Civile di Belluno, sostituito d'ufficio dal Ministero per aver esercitato il suo dovere nei confronti della SADE.

Ing. Almo VIOLIN, sostituisce l'ing. Beghelli quale Capo del Genio Civile di Belluno.

Ing. BERTOLISSI, assistente governativo.

Ing. BARONCINI Direttore Generale del Servizio Costruzioni ENEL.

Prof. Feliciano BENVENUTI, amministratore provvisorio ENEL.

Vittorio CINI, Presidente della SADE. Amico e sodale del fondatore della SADE Giuseppe Volpi.
Entrambi facoltosi ex ministri fascisti nel ventennio, fuggiti in Svizzera al crollo del regime e "graziati", prima dal CLN e poi dall'amnistia targata Togliatti.

 

IL PROCESSO

  

14 OTTOBRE 1963 

Si insedia la Commissione di inchiesta sulla sciagura. Ha tre mesi di tempo per presentare una relazione, passeranno 5 anni.

 

 

20 FEBBRAIO 1968 

Il Giudice istruttore di Belluno, Mario Fabbri, deposita la sentenza del procedimento penale contro Alberico Biadene, Mario Pancini, Pietro Frosini, Francesco Sensidoni, Curzio Batini, Francesco Penta, Luigi Greco, Almo Violin, Dino Tonini, Roberto Marin e Augusto Ghetti.

Due di questi, Penta e Greco, nel frattempo muoiono, mentre Pancini si toglie la vita il 28 novembre di quell' anno.

 

17 DICEMBRE 1969 

Si conclude il processo trasferito nel frattempo a L’Aquila (PER MOTIVI DI  ORDINE PUBBLICO)

Biadene, Batini e Violin vengono condannati a sei anni, di cui due condonati, di reclusione per omicidio colposo, colpevoli di non aver avvertito e di non avere messo in moto lo sgombero; assolti tutti gli altri. La prevedibilità della frana non viene riconosciuta.

 

26 LUGLIO 1970 

Inizia il processo di Appello, sotto la presidenza del giudice Bruno Fracassi.

 

3 OTTOBRE 1970 

La sentenza di Appello, dopo la trattazione della causa protrattasi per tutta l'estate, si concluse presso la Corte dell'Aquila dichiarando ALBERICO BIADENE e FRANCESCO SENSIDONI colpevoli di tutti i reati loro ascritti (frana prevista, inondazione ed omicidio colposo plurimo) condannando complessivamente il primo alla pena di 6 anni di reclusione ed il secondo a 4 anni e mezzo, con il condono per entrambi di 3 anni. La Corte assolveva PIETRO FROSINI ed ALMO VIOLIN per insufficienza di prove; ROBERTO MARIN e DINO TONINI perché il fatto non costituisce reato ed AUGUSTO GHETTI per non aver commesso il fatto. La difesa ricorse subito in Cassazione.

  

15 MARZO 1971 

A Roma si riunì la Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Giovanni Rosso per dare luogo al giudizio di legittimità.

 

25 MARZO 1971 

La pena complessiva fu determinata per i responsabili: BIADENE in 5 anni (due per il disastro e tre per gli omicidi), di cui 3 condonati e SENSIDONI in 3 anni ed 8 mesi (1 anno ed 8 mesi per disastro, 2 per gli omicidi).

La Corte respinse tutti gli altri ricorsi, accogliendo le richieste di TONINI e MARIN, trasformando la formula di assoluzione "perché il fatto non costituisce reato" nell'altra "per non aver commesso il fatto".

Mancavano quattordici giorni alla prescrizione dei reati. Gli ing.i BIADENE e SENSIDONI espiarono la pena erogata.

 

 

16 DICEMBRE 1975 

La Corte d'Appello dell'Aquila rigetta la richiesta del Comune di Longarone di rivalersi contro la Montedison, società in cui è confluita la SADE, condannando l'ENEL al risarcimento dei danni subiti dalle pubbliche amministrazioni a loro volta condannate a pagare le spese processuali contro la Montedison.

 

3 DICEMBRE 1982 

La Corte d'Appello di Firenze ribalta la sentenza precedente, condannando in solido ENEL e Montedison al risarcimento dei danni sofferti dallo Stato e la Montedison per i danni subiti dal comune di Longarone.

 

17 DICEMBRE 1986 

La Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso alla sentenza del 1982 della Montedison.

 

 

15 FEBBRAIO 1997 

 

Il tribunale di Belluno condanna la Montedison a risarcire i danni subiti dal comune di Longarone per un ammontare di lire 55.645.758.500, comprensive dei danni patrimoniali, extra-patrimoniali e morali, oltre a lire 526.546.800 per spese di liti ed onorari e lire 160.325.530 per altre spese.

Condanna l'ENEL al risarcimento dei danni subiti, che verranno quantificati dal Tribunale Civile e Penale di Belluno in lire 480.990.500 per beni patrimoniali e demaniali perduti; lire 500.000.000 per danno patrimoniale conseguente alla perdita parziale della popolazione e conseguenti attività; lire 500.000.000 per danno ambientale ed ecologico.

La rivalutazione delle cifre ha raggiunto il valore di circa 22 miliardi di lire.

 

 

 

30 anni CAZZO!!!!! Questa è la giustizia italiana!!!!

 

 

< HOME >