VAJONT
« Dopo tanti lavori fortunati e tante costruzioni, anche imponenti, mi trovo veramente di fronte ad una cosa che per le sue dimensioni sembra sfuggire dalle nostre mani »
(Dalla lettera di C. Semenza a V. Ferniani del 20 aprile 1961)

La diga da Longarone
Il termine Vajont ricorda il disastro del 9 ottobre 1963 nel bacino idroelettrico artificiale del Vajont , dovuto alla caduta di una colossale frana dal soprastante pendio montuoso, nelle acque del sottostante e omonimo bacino lacustre, alla conseguente tracimazione dell’acqua contenuta nell’invaso con effetto di dilavamento delle sponde del lago, al superamento dell’omonima diga da parte del fronte d’acqua generato fino all’inondazione e distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui Longarone.

La frana del Monte Toc e gli effetti
LA CATASTROFE
Alle ore 22.39 di quel giorno, circa 270 milioni di m³ di roccia ( un volume quasi triplo rispetto all'acqua contenuta nell'invaso ) provenienti dal Monte Toc scivolarono alla velocità di 100 km/h, nel bacino artificiale sottostante ( che conteneva circa 115 milioni di m³ d'acqua ) creato dalla diga del Vajont, provocando un'onda di piena tricuspide che superò di 100 m in altezza il coronamento della diga e che, in parte risalì il versante opposto distruggendo tutti gli abitati lungo le sponde del lago nel comune di Erto e Casso e in parte scavalcò il manufatto (che rimase sostanzialmente intatto) riversandosi nella valle del Piave, distruggendo quasi completamente il paese di Longarone e i suoi limitrofi.

La diga dopo il disastro
|
|
|
L'invaso prima e dopo
|
|
|
Longarone prima e dopo
IL PROGETTO
L'idea di sfruttare come bacino idroelettrico la valle del fiume Vajont tramite una diga venne concretizzata dalla Società Idroelettrica Veneta poi assorbita dalla SADE (Società Adriatica di Elettricità) a sua volta confluita pochi mesi prima del disastro nell’ ENEL.
In questo contesto la prima ipotesi di un progetto per lo sfruttamento delle acque del torrente Vajont venne redatta da Carlo Semenza nel 1926. Gli studi geologici sulla valle interessata dal nuovo invaso furono eseguiti dal geologo Giorgio Dal Piaz che nel 1930 presentò una relazione inerente l'assenza di franamenti importanti lungo le sponde del bacino.
<< Il geologo che per altri versi scrisse un’opera enciclopedica sulla geologia delle Dolomiti Bellunesi prese una cantonata gigantesca come la frana…ma sembra fosse amico e compiacente del Semenza…>>.
Tra parentesi a entrambi sono dedicati il Rif. Semenza in Alpago e il Rif. Dal Piaz sulle vette Feltrine. Con la sensibilità woke attuale molti non sarebbero d'accordo.
IL PROGETTO del "Grande Vajont”
Nel 39 Semenza ripensò il progetto; l’obiettivo era quello di creare in mezzo ai monti dolomitici una riserva di acqua che permettesse di fornire energia elettrica a Venezia e a tutto il Triveneto. Insieme alle acque del Piave vennero incanalate le acque del Boite e di altri torrenti vicini, tramite condotte sotterranee.
Dopo la seconda guerra mondiale venne ripreso il progetto e poiché l’obiettivo era quello di creare un invaso il più capace possibile, l’altezza della diga lievitò continuamente fino a raggiungere i 260m rispetto ai 200m del progetto originale, con una capacità di invaso che passò da 58 a 160 milioni di m3 .
IL MANUFATTO
La diga del Vajont aveva le seguenti caratteristiche:
· Tipo: diga ad arco a doppia curvatura in calcestruzzo
· Inizio effettivo lavori: 1957
· Costruttore: Gruppo S.A.D.E. - Società Adriatica di Elettricità di Venezia
· Fine lavori: 1959.
· Altezza complessiva: 264,6 m
· Larghezza alla base: 27,0 m
· Larghezza in sommità: 3,4 m
· Livello di massimo invaso: 722,5 m s.l.m.
· Capacità di invaso complessiva: 168,715 milioni di m³
· Morti durante la costruzione della diga: 15

La diga dalla strada Longarone - Erto
LA CATASTROFE ANNUNCIATA
Il paese di Erto sorge su una paleofrana sulla destra orografica della valle. Il Monte Toc sta invece sulla sinistra; Toc, Toc, Toc è il suono di un monte che non sta fermo, che si muove e questo gli abitanti della zona lo sapevano da secoli. In friulano Toc è la contrazione di “patoc” che significa “marcio”.
Ma non si è voluto tenerne conto, abbagliati dall'affascinante miraggio dell'opera più imponente, della diga ad arco doppio più grande del mondo di allora.
E poi c'erano le prospettive delle consegne, da lì a poco la diga di Assuan sarebbe stata appaltata agli italiani.....
Se i geologi di parte, quelli della SADE furono tutti compiacenti con il loro datore di lavoro e ritenevano che non ci sarebbero state frane di qualche rilevanza, Muller anche se sul libro paga della società, ebbe a dire che la costruzione del manufatto in quella valle era pura follia.
D'altra parte la montagna aveva messo sull'avviso tutti; un primo crollo si ebbe nel 1960, spaccature, fenditure crolli di sassi ed alberi avvenivano di continuo mettendo a dura prova i nervi e la stabilità psichica della popolazione della valle. E poi in territorio francese la diga del Frejus nel 1959 si ruppe provocando 421 morti; fu il disastro peggiore della storia di Francia.
Ma noi eravamo più bravi...........in tutti i sensi anche nel numero di morti!
E così dopo la catastrofe, l'incisione della montagna una enorme M, viene ricordata proprio dal nome del geologo austriaco.

La M da Muller
|
Il lago residuo visto dalla strada per Pineda |
Il lago residuo dallla strada di Prada |
LA CRONACA
Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia. Tutto qua. Solo che il sasso era grande come una montagna, il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. E non è che si sia rotto il bicchiere; non si può dar della bestia a chi lo ha costruito perché il bicchiere era fatto bene, a regola d’arte, testimonianza della tenacia e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro. Anche dal punto di vista estetico.
Dino Buzzati, è lui lo scrittore, sul "Corriere della Sera" di venerdì 11 ottobre 1963. La diga del Vajont era ed è un capolavoro.
Era ed è? Come sarebbe "era ed è"? Sì, per forza! Perché la diga del Vajont non era crollata come pareva al primo momento. No, figurati! Era là, ben salda. Come disse Buzzati…”.
IL MURO DELLA VERGOGNA: UNA COMUNITA' DIVISA
Dopo il disastro è il panico. Le autorità dichiarano che vi è ancora il pericolo di crolli e fanno sgomberare la valle. Si bloccano le strade, nessuno può più salire da quella che fu Longarone, nessuno può salire a Erto da Cimolais e viene costruito perfino un muro, il muro della vergogna.
La comunità è divisa, qualcuno se ne va per sempre, chi a Maniago, chi altrove. E' l'abbandono della valle, delle sue case, della sua storia.... alla follia si aggiunge altra follia.

La valle di Erto e quella del Piave a destra
ASPETTI GEOLOGICI DELLA VALLE ERTANA
LA TIPOLOGIA DELLE ROCCE


La diga da monte

La diga da valle
L'OROGENESI ALPINA

PRIMA.......

....E DOPO


|
|
|
Il Monte Toc: prospettive

Vista dal Museo Nuovo Spazio di Casso
LINK:
Video: Cimitero Monumentale di Fortogna
MATERIALE REPERIBILE IN RETE:
RAI EDUCATIONAL: MIXER 6 MAGGIO 1996
TEATRO SOCIALE: PAOLINI: VAJONT
LA MONTAGNA: UN LUOGO DA TRATTARE CON CURA DI MAURO CORONA
CINEMA: VAJONT DI RENZO MARTINELLI (2001)